mercoledì 8 maggio 2019

OSTIA, IL PD DI ZINGARETTI E I CANTANTI DELLA LEGALITA'

Gianpiero Cioffredi e Federica Angeli
sul palco del concerto non autorizzato a Ostia
Ad Ostia il 30 settembre 2018 (1) si è tenuto presso il porto un concerto non autorizzato, organizzato da una sedicente 'associazione antimafia'  grazie ad un illegittimo patrocinio rilasciato della Regione Lazio. A compiere questo capolavoro, il geometra Gianpiero CIOFFREDI (da sempre, braccio destro di Nicola ZINGARETTI) il cui mandato di presidente dell'Osservatorio Regionale per la Legalità era già ampiamente scaduto (2).
In calcio d'angolo, Gianpiero CIOFFREDI, accortosi di esser stato scoperto, ha rimosso il concerto dalla relazione annuale sulle attività svolte durante il suo mandato (3).
Troppo tardi.
Cosa altro aggiungere a questo teatrino di marca PD, sbandierato come il 'concerto della legalità'? Per alcni sarà irrilevante, ma la sedicente 'associazione antimafia' ha sede presso la casa della giornalista di Repubblica, Federica Angeli, che per 5 anni ha dichiarato di esser stata sequestrata dal clan Spada, ma solo davanti  alle telecamere. In realtà la giornalista non ha mai denunciato il sequestro alle autorità (alla faccia del coraggio!) e nessun
sequestro è emerso dalle testimonianze nel processo ad Armando Spada (4). Insomma, a Ostia la legalità, per il PD, si fa tramite i cantanti.

(1) http://lunanuova2013.blogspot.com/2018/12/ostia-pensavamo-fosse-antimafia-invece.html
(2) Decreto del Presidente della Regione Lazio, 24.12.2018 n.T00311
L’Osservatorio dura in carica fino all’insediamento della Giunta regionale costituita a seguito del rinnovo del Consiglio regionale. Dalla data del suddetto insediamento decorrono i quarantacinque giorni entro i quali il Presidente della Giunta regionale procede al rinnovo dell’Osservatorio ai sensi della legge regionale 3 febbraio 1993, n. 12. Poichè in data 4 marzo 2018, si sono svolte nuove consultazioni elettorali per il rinnovo della legislatura regionale e poichè in data 4 aprile 2018, con l’insediamento del nuovo Consiglio Regionale, ha avuto inizio l’undicesima legislatura, Zingaretti ha dovuto decretare il rinnovo dell'Osservatorio in data 24.12.2018, colmando un vuoto di molti mesi.
(3) http://lunanuova2013.blogspot.com/2019/03/ostia-cioffredi-regione-lazio-pd.html
(4) http://lunanuova2013.blogspot.com/2018/07/ostia-il-sequestro-di-federica-angeli.html

mercoledì 27 marzo 2019

OSTIA, CIOFFREDI (REGIONE LAZIO, PD) RIMUOVE L'EVENTO DI FEDERICA ANGELI

Già avevamo scritto dell'evento del 30 settembre 2018 tenutosi presso il porto di Ostia dalla sedicente associazione antimafia "NOI" che, al contrario di quanto è riportato nel suo statuto su facebook (!), non risulta iscritta nell'apposito albo regionale riservato (per legge) alle Associazioni di Promozione Sociale. Un evento non autorizzato dal Comune di Roma (comunicazione del Dipartimento Attività Culturali - Direzione Spettacolo, prot.n CO/39534 del 19 novembre 2018) che però ha ricevuto il patrocinio della Regione Lazio tramite il geometra Gianpiero Cioffredi, braccio destro di Nicola Zingaretti e presidente dell'Osservatorio tecnico-scientifico per la sicurezza, la legalità e la lotta alla corruzione (istituito all'interno della L.R. 05 Luglio 2001, n. 15). Grave il fatto che la Struttura Comunicazione, Relazioni Esterne e Istituzionali di Nicola Zingaretti, l'unica deputata al rilascio dei patrocini, abbia negato di essere a conoscenza di tale iniziativa da parte di Cioffredi. In effetti il patrocinio poteva essere concesso solo su iniziativa del presidente o di un assessore della Regione Lazio ma non da Cioffredi che è solo un collaboratore nominato da Zingaretti. Cioffredi si è fatto fotografare insieme a Federica Angeli, presidente 'onorario' dell'associazione NOI (la cui sede 'provvisoria' riporta l'indirizzo della stessa giornalista di Repubblica) esprimendo il suo entusiasmo sui social network.   Cioffredi, a fine 2018, ha presentato alle commissioni consiliari competenti una relazione dettagliata sull’attività svolta, con particolare riferimento agli interventi contributivi realizzati e alle campagne di informazione e sensibilizzazione promosse ed attivate nonché al numero di utenti finali coinvolti nei territori ed in particolare nelle scuole. Cioffredi, pena la decadenza da presidente dell’Osservatorio, era tenuto a farlo per legge.
Qui il mistero.
Nella relazione del 2018 nulla risulta riguardo all'evento in questione e neppure si sa chi l'abbia pagato (compresi i diritti SIAE). Strano per un evento che, a detta di Cioffredi ed Angeli, ha visto la partecipazione di oltre 5.000 persone. Probabilmente l'associazione NOI, che non si è impegnata ad acquisire preventivamente tutte le autorizzazioni previste dalla Legge e dai Regolamenti vigenti relativamente all’iniziativa, non ha sollevato la Regione Lazio da ogni responsabilità civile e penale relativa allo svolgimento della manifestazione stessa, costringendo Cioffredi a non citarla nella relazione del 2018.
Se già era grave che Cioffredi avesse usato, senza alcun titolo, il logo della Regione Lazio per patrocinare l'evento, ben più grave è la non citazione dell'evento stesso nei documenti ufficiali.
Ad Ostia, in nome della legalità, accade anche questo. Invieremo tutta la documentazione in nostro possesso agli organi competenti affinchè valutino eventuali provvedimenti.

giovedì 14 febbraio 2019

L'OSCURAMENTO DI LUNA NUOVA NON C'È MAI STATO: LO CONFERMA FACEBOOK

Un dovuto chiarimento ai nostri lettori. Luna Nuova non è MAI stata un'associazione. L'oscuramento da alcuni dichiarato della nostra pagina Facebook non c'è MAI stato per il semplice motivo che non poteva MAI essere autorizzato. L'iniziativa del PM della Procura di Roma, Eugenio Albamonte, di emettere un discutibile decreto di oscuramento, non era dunque praticabile ed è strano che sia stato a farlo a marzo 2016, durante il processo di Mafia Capitale, un pubblico ministero (nato nel 1967 a Venezia, magistrato dal 1995) considerato dalla Procura di Roma punto di riferimento della lotta ai crimini informatici, esperto di social network, nonchè ex presidente (2017- 8) dell'Associazione Nazionale Magistrati in quota a Magistratura Democratica. È noto che Luna Nuova dà fastidio perchè racconta le verità che annullano i bugiardi seriali. Forse per questo si cerca di censurarci illegittimamente?
Qui di seguito il diniego all'oscuramento del 13 settembre 2016 inviato da Facebook ad Albamonte. Dopo taĺe diniego, non solo la pagina ma neppure uno dei 3 post ritenuti 'illeciti' da Albamonte è MAI stato rimosso. Sono ancora pubblici e mai ci è stato richiesto di rimuoverli o di ospitare repliche ai contenuti.
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Milano 13 settembre 2016
Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma
Alla c.a. del Pubblico Ministero Eugenio Albamonte

Oggetto: procedimento penale n. XxxxX decreto di sequestro preventivo n. XxxxX (traduzione di cortesia)

Egregio Dott. Albamonte,

La contatto in riferimento al procedimento penale indicato in oggetto. Sono venuto a conoscenza del fatto che il Suo ufficio ha ordinato l'esecuzione del decreto di sequestro preventivo n. XxxxX nei confronti dl Facebook Ireland Limited (“Facebook Ireland”) ai sensi dell'art. 321 c.p.p., concernente i profili Facebook di sei utenti del sito e una pagina Facebook pubblica. Per comodità, allego una copia del decreto di sequestro preventivo suddetto. Come esplicitato nelle Condizioni d'uso di Facebook (“Statement of Rights and Responsibilities SRR"), il servizio Facebook è gestito da Facebook Inc., una società avente sede legale nello Stato del Delaware, USA, e da Facebook Ireland, una società avente sede legale nella Repubblica d'lrlanda. Come meglio evidenziato nella nostra Data Policy, Facebook Ireland è la responsabile del trattamento dei dati personali degli utenti di Facebook localizzati al di fuori degli Stati Uniti e del Canada, compresi gli utenti Italiani. Le Condizioni d’uso e la Data Policy di Facebook sono disponibili al seguente link: https://www.facebook.com/policies
La prego di far presente che Facebook Ireland, avendo sede fuori dal territorio Italiano, non è soggetta alla giurisdizione dei Giudici Italiani. Le infomazioni contenute in questa lettera non devono suggerire una diversa interpretazione. Nel procedimento penale summenzionato, nell'ambito del quale si stanno svolgendo le indagini per il reato di diffamazione ex art. 595 c.p., è stato ordinato a Facebook Ireland di rimuovere completamente i profili di sei utenti e di una pagina pubblica. Facebook Inc. e Facebook Ireland possono rispondere rispettivamente alle richieste di natura gludiziaria sulla base dei loro termini di servizio e della legge a loro applicabile. Analizzando il decreto di sequestro preventivo di cui sopra, ho ragione di ritenere che l’ordine di rimuovere completamente i post e la pagina pubblica in questione sia sproporzionato. Mentre il decreto di sequestro preventivo si riferisce a specifici contenuti illegali postati sui profili e sulla pagina, l’ordine dl rimozione non si limita a tali contenuti. L'ordine si riferisce, infatti, aIIa rimozIone totale del profili e della pagina, i quali non contengono solamente i contenuti in questione, ma anche altri contenuti leciti. L’ordine di rimuovere i profili e la paglna, pertanto, richiede che vengano rimossi anche dei contenuti leciti, azione non necessaria e dannosa sia per Facebook che per i suoi utenti. Di conseguenza, chiedo rispettosamente che la modalità del sequestro preventivo venga raggiunta attraverso misure alternative e meno restrittive ovvero. un ordine che si limiti alla rimozione dello specifìco contenuto ritenuto illecito. L'attuale ed ampio decreto di sequestno preventivo incide negativamente sui diritti fondamentali dei nostri utenti di esprimersi liberamente e di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso i media (così come sancito dalle leggi internazionali e da quella italiana). Se Facebook Ireland rimuovesse completamente i profili e la pagina in questione, si otterrebbe una chiusura permanente degli interi profili degli utenti, anzichè la rimozione mirata e selezionata dei presunti contenuti illeciti in questione. Come illustrato sul nostro sito web, Facebook è stato fondato sulla base del principio di libertà di espressione personale. La missione di Facebook è quella di creare un mondo più aperto e connesso. Facebook cerca di fornire una piattaforma dove le persone possono condividere e visualizzare liberamente contenuti, messaggi e idee, rispettando comunque i diritti dei terzi. Per facilitare il raggiungimento di questo obiettivo, Facebook lavora duramente anche per far si che la sua piattaforma sia un luogo di condivisione e di connessione sicuro e rispettoso. Questa finalità ci obbliga a compiere delle scelte difficili  bilanciate tra la libertà dI espressione e il rispetto della comunità. Facebook proibisce che i contenuti siano tesi a danneggiare qualcuno direttamente, ma permette che ne vengano pubblicati alcuni che potrebbero essere ritenuti sgradevoli o discutibili da qualche soggetto. Facebook definisce dannoso i contenuti che incitano alla violenza, al furto, alla distruzione di beni, o che infliggono direttamente stress emotivo a un individuo specifico (per esempio, il bullismo). Una lista dl contenuti proibiti può essere trovata tra i nostri Community Standard a questo link: www.facebook.com/communitystandards. Ogni interferenza con Ia libertà dl espressione dei nostri utenti deve essere prevista dalla legge, necessaria, proporzionata e confome a uno scopo legittimamente perseguito. A tal fine, chiedo rispettosamente che l'Autorità Gludiziaria limiti Ia portata del sequestro summenzionato, indicando gli URL specifici dei contenuti ritenuti illeciti dei quali è stata ordinata la rimozione. Spero che la spiegazione delle circostanze di cui sopra e la nostra richiesta forniscano informazioni che potranno esser d'aiuto nella risoluzione di questa questione. Rimango a disposizione per ogni ulteriore chiarimento.
Con osservanza.

Andrea Kirkpatrick
Associate General Counsei
Facebook inc.

venerdì 28 dicembre 2018

OSTIA: PENSAVAMO FOSSE ANTIMAFIA INVECE ERA UN CALESSE

“NOI Associazione AntiMafia”, con presidente Massimiliano Vender e presidente onorario la giornalista di Repubblica, Federica Angeli (icona del PD e 'avversaria' del M5S) in data 12 luglio 2018 ha pubblicato con un post su facebook il proprio statuto (non autenticato da un notaio) in cui si legge (art.1):

ART. 1 – E’ costituita un’associazione di promozione sociale di nome “NOI Associazione AntiMafia” (di qui denominata semplicemente “NOI”), con sede legale transitoriamente in via Costanzo Casana 244. Entro il 31/12/2018 con Delibera dell’Ufficio di Presidenza si provvederà ad indicare l’indirizzo della nuova sede legale.

In data 18 dicembre 2018 la Regione Lazio ha comunicato che “NOI Associazione AntiMafia” non risulta iscritta nell'apposito albo regionale riservato (per legge) alle Associazioni di Promozione Sociale (Assessorato Politiche Sociali e Famiglia,
Dipartimento Programmazione Economica e Sociale, Direzione Regionale Politiche Sociali e Famiglia, Terzo Settore e Servizio Civile, Registro dell'associazionismo aggiornato al 18 dicembre 2018 - Legge Regionale n. 22/1999).

Eppure “NOI Associazione AntiMafia” è stata 5 mesi fa riconosciuta come tale da Guglielmo Muntoni, Presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale Ordinario di Roma (Terza Sezione Penale, dove in pratica si gestiscono i beni sequestrati, carica che ricopre dal 9 ottobre 2013). Il riconoscimento è avvenuto domenica 22 luglio 2018 alle 19, ad Ostia ("l'aperitivo della legalità"), presso lo stabilimento Village confiscato al clan Fasciani e gestito dagli amministratori giudiziari Angelo Oliva e Francesca Sebastiani. Lo stesso Guglielmo Muntoni ha concesso all'associazione più volte gli spazi del porto turistico di Ostia, anch'esso sequestrato, come p.es. in occasione "del concerto della legalità" tenutosi il 30 settembre 2018 ma che non era stato autorizzato dal Comune di Roma (comunicazione del Dipartimento Attività Culturali - Direzione Spettacolo, prot.n CO/39534 del 19 novembre 2018).

Premesso che in Italia non esistono 'associazioni antimafia' in quanto non previste per legge (la stessa 'Libera' è solo un'Associazione di Promozione Sociale, come risulta dal proprio statuto approvato dall'Assemblea Nazionale), è dunque strano che “NOI Associazione AntiMafia” non risulti iscritta nell'osservatorio regionale per l’associazionismo del Lazio previsto dall'articolo 14, comma 1 della Legge 7 dicembre 2000, n. 383, "Disciplina delle associazioni di promozione sociale", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 300 del 27 dicembre 2000.
Infatti la Regione Lazio, come specificato dalla legge regionale n.11 del 10 agsto 2016, art. 39, comma 2 lett. b), considera come enti del terzo settore le Associazioni di Promozione Sociale di cui alla legge regionale n. 22 del 1 settembre 1999, "Promozione e sviluppo dell'associazionismo nella Regione Lazio".

Addirittura si vocifera che a “NOI Associazione AntiMafia” verranno concessi spazi all'interno della cosiddetta 'palestra della legalità', l'edificio sequestrato assieme al porto turistico di Ostia per bancarotta fraudolenta sito in via dell'Idroscalo 103, assegnato però  per tre anni all'IPAB Asilo Savoia (Piazza Santa Chiara 14, 00186 Roma) grazie a un accordo tra Guglielmo Muntoni e Nicola Zingaretti e grazie ad un complesso cambio di destinazione d’uso del fabbricato “D”, quale pertinenza del distributore TAMOIL, ai sensi dell’art. 1bis della legge regionale n.36 del 02 Luglio 1987, "Norme in materia di attività urbanistico - edilizia e snellimento delle procedure",

Attenderemo il 31 dicembre 2018 per conoscere quale sarà la sede legale definitiva di questa associazione visto che quella ora indicata corrisponde all'abitazione di Federica Angeli che, tra le altre cose, ha dichiarato tramite l'avvocato Giulio Vasaturo di voler devolvere l'importo di 10mila euro, avuto come risarcimento nella causa contro Paolo Papagni, all'associazione, cioè in pratica a se stessa.

lunedì 24 dicembre 2018

OSTIA: QUANDO IL PD DIFENDEVA LE OCCUPAZIONI DEGLI SPADA

Sabrina Giacobbi amica
di Federica Angeli (Repubblica)
Con determinazione dirigenziale n. 302 del 18.06.2010 il Comune di Roma disponeva lo sgombero dell’alloggio sito in via Antonio Forni n. 22 occupato da Silvano Spada. Il 24 giugno agenti della Polizia municipale arrivati sul posto circa alle 8.30, supportati da Polizia e Carabinieri, bloccavano l’entrata del palazzo. Due ore dopo, alle 10.30, una decina di persone tentavano di varcare il cordone per salire nell’appartamento al secondo piano ma venivano respinte a forza ottenendo comunque una proroga di 15 giorni dello sfratto. Tra queste persone, oltre a Massimiliano Spada (fratello di Silvano) anche Sabrina Giacobbi, segretaria (dal 2006 al 2015) della sede del PD di via Forni 16, sede chiusa per morosità per non aver mai pagato l’affitto al Comune di Roma. Una sede che invece, secondo i collaboratori di giustizia, avrebbe regolarmente pagato per anni il ‘pizzo’ al clan Baficchio, rivali degli Spada (come riportato dalla Procura di Roma). Secondo la versione della Giacobbi, rilasciata alla stampa, Silvano Spada aveva sempre vissuto lì, prima con la nonna (che era l’assegnataria della casa) e poi, dopo la morte della nonna, con sua figlia.
Sabrina Giacobbi con l’avvocato Luca Iacopini utilizzò a quel tempo i 15 giorni di proroga dello sfratto per fare ricorso al TAR che però il 15 settembre 2010 (n.04018/2010 Reg.Ord.Sosp.) respinse la  domanda incidentale di sospensione dello sfratto ritenendo che non vi fossero "gli elementi per ritenere che il ricorrente (Silvano Spada) facesse parte del nucleo familiare dell’assegnataria (la nonna)".
Non si ha notizia di cosa abbia in seguito deciso il TAR, fatto sta che quando il 9 ottobre 2018 (8 anni dopo) spararono al portoncino della casa di Silvano Spada l’indirizzo era sempre quello: via Forni 22. Una casa occupata abusivamente come ha raccontato la stampa: "maxi blitz in stile militare a Ostia per lo sgombero di un’altra casa popolare occupata abusivamente dagli Spada (dopo quello di giovedì scorso). A vivere indisturbati nell’abitazione erano la compagna e i figli di Silvano Spada, attualmente in carcere. Oltre 150 agenti del Corpo di polizia locale di Roma Capitale sono intervenuti in via Forni 22, a Ostia, per il recupero della casa popolare illecitamente occupata".
Questo faceva il circolo PD di via Forni che ad Ostia è chiamata dai residenti la ‘vietta’. In realtà è stata lo stradone della droga: rendeva fino a 15.000 euro al giorno, con tanto di dosi passate dai balconi agli spacciatori. A gestirla per molto tempo, affinchè tutto fosse tranquillo, Michael Cardoni oggi con Tamara Ianni (sua moglie) le fonti ritenute più attendibili da parte della Procura di Roma nel processo contro il clan Spada. Michael Cardoni per quel lavoro percepiva 200 euro al giorno fino a quando non venne ucciso a novembre 2011 il cugino di suo padre, Giovanni Galleoni, capo indiscusso del clan Baficchio, rivale degli Spada. Era di Giovanni Galleoni la palestra abusivamente occupata in via Forni 41-47 poi diventata degli Spada e fatta chiudere sotto Marino. Su via Forni al numero 16 c’era sempre stato il circolo del PD (chiuso il 19 maggio del 2015 per occupazione abusiva) e anche, dal 2005, al civico 39, lo sportello della Romeo Gestioni (davanti alla sede del PD, sul lato opposto) come punto di contatto per le 1042 famiglie delle case Armellini.
Non solo gli Spada furono aiutati dal PD ad occupare le case ma anche i ‘Baficchio’.
Dalle parole di Tamara Ianni, la collaboratrice di giustizia che ha denunciato il clan Spada, emerge il ruolo della ex sede del PD di via Antonio Forni a Nuova Ostia (la ‘vietta’). La sede, che non ha mai pagato per oltre 20 anni un euro al Comune occupando un alloggio che però il Comune pagava al gruppo Armellini, aiutava a ‘regolarizzare’ le occupazioni abusive collegate anche alla criminalità locale. Ciò si evince appunto dalla testimonianza di Tamara Ianni, la moglie di Michael Cardoni, figlio di Massimo a sua volta cugino di Giovanni Galleoni, quest’ultimo noto come «Baficchio» e considerato uno dei discendenti della Banda della Magliana (ucciso a Ostia nel 2011, inizio della predominanza del clan Spada). Galleoni aveva un 'libro mastro' (mai ritrovato) in cui annotava i propri proventi illeciti: pizzo, estorsioni, usura etc. Secondo i collaboratori di giustizia e la magistratura inquirente, anche la sede PD di via Antonio Forni pagava il pizzo. Per le case, il gioco allora era facile. Bastava occupare abusivamente una casa popolare, autodenunciarsi al Comune di Roma (lo sportello della Romeo era in via Forni, davanti alla sede del PD) e attendere l'arrivo dei vigili che prendevano atto dell'occupazione. Eletta la residenza in quella casa, si iniziava a pagare al Comune una indennità di occupazione per poi presentare una istanza di assegnazione della casa occupata grazie agli avvocati messi a 'disposizione' dal PD. Il Comune di Roma, con proprio ufficio, si occupava poi dell'istruttoria delle domande di regolarizzazione delle occupazioni abusive di questi alloggi di edilizia residenziale pubblica. Un metodo semplice e redditizio dal quale scaturivano centinaia di voti per il PD di Ostia. Ora che la sentenza in appello del processo chiamato ‘Sub Urbe' (racket delle case popolari a Ostia) è arrivata (tra gli altri, Massimiliano Spada condannato a 10 anni e 8 mesi) e che è in corso il processo al clan Spada (Silvano Spada, arrestato), sarebbe doveroso verificare anche le responsabilità della politica locale.

domenica 8 luglio 2018

OSTIA. IL SEQUESTRO DI FEDERICA ANGELI NON È MAI STATO DENUNCIATO E DIMOSTRATO

Federica Angeli non ha mai denunciato il suo sequestro che da 5 anni ripete davanti alle telecamer, sequestro che non è stato dimostrato dalle testimonianze durante il processo ad Armando Spada. 
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Michele Romano, giudice monocratico della V Sezione Penale del Tribunale di Roma, il 15 maggio 2018, ha disposto la restituzione degli atti all’ufficio del PM per la riformulazione di nuova imputazione. Il processo contro Armando Spada (7392/14 RGNR) era per i reati di 'violenza privata' (art. 610 cp) e 'minaccia' (art. 612 cp). Il reato di 'sequestro di persona' è un altro (art. 605 cp). La Angeli non fu strattonata, portata e tenuta in una stanza  per 2 ore ma invitata a seguire Spada con cui parlò 15 minuti. Di seguito i video del processo.

1) la testimonianza di Federica Angeli


2) la testimonianza di Marco Fagnocchi



3) la testimonianza di Luca Ferrari



domenica 13 agosto 2017

CASO SAGUTO E LA RETE DI MAGISTRATI

Dopo l'estate inizierà a Caltanissetta il processo per gli illeciti accaduti nella gestione della sezione misure di prevenzione di Palermo, sezione che si interessa di sequestri e confische (della mafia e non). Deciderà il GUP.
La sezione era al tempo dei fatti  (2015) presieduta da Silvana Saguto, magistrato ora imputato di corruzione. Assieme a lei, imputati anche il marito, il padre e un figlio del magistrato, l’ex prefetto di Palermo Francesca Cannizzo, amministratori giudiziari, un colonnello della Dia e i giudici Lorenzo Chiaramonte, Tommaso Virga e Fabio Licata.

Coinvolto nella vicenda, ma neppure indagato, anche Guglielmo Muntoni, il magistrato che ricopre dal 9 ottobre 2013 la carica di Presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma (Terza Sezione Penale, dove in pratica si gestiscono i beni sequestrati). In pratica lo stesso ruolo della Saguto ma a Roma. Di Muntoni si è già parlato per i fatti di Ostia (1) così come per l'inchiesta disciplinare del CSM nei suoi confronti (2) e per il non previsto dissequestro dei beni del clan  Pagnozzi in 'Camorra Capitale' (3).

In attesa degli sviluppi del processo penale contro la Saguto e del procedimento disciplinare contro Muntoni, vogliamo riportare un brano tratto dal decreto di sequestro dei beni della Saguto in cui viene fuori il nome di Claudio Castelli, noto alle cronache per essere stato un esponente di primo piano della corrente di Magistratura Democratica (il sindacato di sinistra dei magistrati), della quale è stato per alcuni anni anche segretario nazionale. Oggi Castelli è il presidente della Corte d'Appello di Brescia e da tutti viene definito "un grande organizzatore". In pratica, da questo brano, si percepisce una forte rete di conoscenze che dovrebbe esser chiarita: possibile che in ambienti così alti nessuno avesse conoscenza di cosa stesse accadendo a Palermo?
Gli inquirenti hanno ricostruito quello che definiscono come un gigantesco cerchio magico fatto di favori, regalie prebende nell’amministrazione delle ricchezze sottratte ai boss. "I magistrati antimafia che rubano i beni della mafia".

in data 14/09/2015, Saguto Silvana contatta Muntoni Guglielmo dicendo che il CSM ha aperto un procedimento e che ha bisogno di un “difensore”. Quindi, la Saguto chiede al suo interlocutore se voglia farlo lui ma Muntoni risponde negativamente e che si confronterà con Pignatone Giuseppe. Poi, Muntoni suggerisce il nome di “Claudio Castelli’, Saguto dice di non conoscerlo e Muntoni precisa “quello di Milano ex segretario di M.D., dirigente del ministero… un grande organizzatore e soprattutto è un difensore… ha vinto tutte le cause”. Nel corso della telefonata, Muntoni dice “ho fatto una telefonata a Fabio” (Licata, ndr) poiché lo aveva “sentito scosso”. Quindi, Muntoni continua dicendo che ha sentito anche “Giovanbattista” (Tona,ndr) e che anche lui era “avvilito” come anche “Giuliana” (Merola, ndr). […]

(1) http://schiavoneandrea.blogspot.it/2017/06/ostia-chi-e-il-giudice-guglielmo-muntoni.html?m=1
(2) http://schiavoneandrea.blogspot.it/2017/07/a-ostia-e-roma-rimane-solo-lantimafia.html?m=1
(3) https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=1081650375267997&substory_index=0&id=398246343608407