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domenica 3 aprile 2016

OSTIA, VILLAGE: UNINDUSTRIA E LA 'DISTRAZIONE' DI SABELLA



Le strutture dello stabilimento Village costituiscono un'eccellenza sul Litorale. Dopo il sequestro avvenuto nel 2013, il Comune di Roma, ma più propriamente il Municipio X, avrebbe dovuto non solo tutelare il bene, ma garantirne soprattutto l’uso sociale, come previsto dalla Delibera di Giunta Capitolina nr.311 del 24/10/2014 [1]. La Delibera, promossa dall'ex vice-sindaco Luigi Nieri, è stata completamente disattesa nei contenuti dall'Assessore alla Legalità e ai Beni Confiscati alla Mafia, Alfonso Sabella, insediatosi al Comune di Roma il 23 dicembre 2014, e dal 29 aprile 2015 all'8 settembre 2015 anche "delegato all'esercizio sostitutivo delle funzioni amministrative di Presidente del Municipio Roma X". Mentre era concentrato a portare avanti sul Litorale “le ruspe della legalità” nel nome dell’antimafia, con l’obiettivo di restituire ai cittadini ciò che la criminalità e la cattiva politica avevano tolto, si ‘distrae’ inspiegabilmente sull’unico caso di sequestro e poi confisca per mafia ad Ostia. Addirittura non dispone nemmeno la decadenza della concessione del Village in autotutela, cosa singolare per un “mafia hunter”.

Dopo la nostra denuncia pubblica sulla irregolarità con cui il Municipio X ha autorizzato l’Hesperia srl a condurre lo stabilimento Village [2], il 21 marzo scorso è saltata la sua inaugurazione ufficialmente per “mancanza di documenti”. Il Municipio X, guidato da una Commissione Prefettizia, ha preso atto che la procedura di assegnazione del Village, nata sotto Sabella, non era regolare.

A confermarlo è anche Stefano Cenci di Unindustria: "Seguo il progetto di riapertura del Village dal 6 maggio 2014 ed ho supportato i colleghi che per i prossimi 3 anni hanno, dopo una scrupolosa selezione che le amministrazioni competenti hanno effettuato, la responsabilità di riaprire questo stabilimento. Tale riapertura è avvenuta nel rispetto delle regole, che ripeto, sono state definite dalle leggi in materia e applicate dalle Autorità competenti". I 'colleghi', cui si riferisce Stefano Cenci, proprietari dell'Hesperia srl, sono Lucio Fabi e Filippo Penelaggi, quest'ultimo consigliere della Inmatica Spa, società di cui Stefano Cenci era amministratore delegato e socio dal 1989 al 1996 (anche il sito web http://www.ostiavillage.it/ è stato realizzato dalla Inmatica SpA). Per l'Hesperia srl il Village è un vero e proprio colpaccio: prende in affitto per tre anni tutta la struttura (bar, pizzeria, yogurtheria, ristorante, spiaggia e servizi) all'irrisoria cifra di 10.000 euro al mese!

Ma qualcosa non torna. Il Village è stato confiscato il 30 gennaio 2015 [3]. Perché allora Cenci afferma che segue "il progetto di riapertura del Village dal 6 maggio 2014", cioè quando ancora risultava solo sequestrato? Ricordiamo che in data 10 marzo 2014 è stato sottoscritto un "Protocollo d'intesa per la gestione dei beni sequestrati e confiscati" tra il Tribunale di Roma, Unindustria ed altri soggetti. Il protocollo prevedeva l'impegno di Unindustria a rendere "disponibile tutto il patrimonio di conoscenze e competenze sviluppato nell'ambito della propria attività" ai fini di superare, affiancando l'amministratore giudiziario, "le molteplici problematiche connesse alla gestione dei beni sequestrati", soprattutto quelle relative al profilo occupazionale. Invece nulla di tutto questo si è realizzato perché durante la fase di sequestro, avvenuto a luglio 2013, nessuno si è interessato del Village, che è stato lasciato in abbandono. Solo dopo la sentenza provvisoria di confisca (30 gennaio 2015) e la nomina del dr. Massimo Iannuzzi a Coadiutore dell'ANBSC, si è mossa Unindustria non mettendo però a disposizione le proprie competenze alla società vincitrice di una “scrupolosa selezione”, come previsto dal protocollo, ma segnalando direttamente al Tribunale di Roma una società di suo gradimento, l'Hesperia srl appunto, costituitasi solo 2 mesi prima dell'assegnazione.

Persino l'Assessore alla Legalità della Regione Lazio, Concettina Ciminiello, aveva ribadito che il protocollo firmato il 10 Marzo 2014 prevedeva l’uso sociale dei beni sequestrati e confiscati alle mafie. Il protocollo era stato promosso addirittura dal Presidente della Terza Sezione Penale del Tribunale di Roma, Guglielmo Muntoni, che già in data 11 marzo 2014, in Commissione parlamentare antimafia, aveva lamentato come il Tribunale di Roma stava gestendo un numero spropositato di immobili. Secondo i dati del sistema Sippi (Sistema informativo prefetture e procure d'Italia)infatti, risultavano al momento ben 1.052 immobili, 476 aziende, 362 veicoli e varie imbarcazioni. Insomma, un grande ‘business’.

Stefano Cenci però non è soltanto l'artefice della discussa assegnazione alla Hesperia srl dello stabilimento Village, confiscato in via provvisoria ai Fasciani il 30 gennaio 2015, ma è anche delegato di Unindustria per l'Autorità portuale di Civitavecchia, Presidente della sede Unindustria di Civitavecchia e promotore de "la trasformazione di 127 ettari di terreni oggi agricoli in un’area al servizio del porto dove allocare insediamenti per attività produttive e legate ai traffici portuali". Ma gli affari di Unindustria sul Litorale laziale sono ancora più grandi. In ballo infatti c’è l’ampliamento dello scalo crocieristico e la costruzione di un nuovo terminal container nel porto di Civitavecchia, la realizzazione di un’area franca nel retroporto, l’avvio di un district-park e di nuovi collegamenti ferroviari, un nuovo porto commerciale a Fiumicino oltre agli interventi di ampliamento della banchina e dragaggi per lo scalo di Gaeta. "Tutte opere che Unindustria, sotto la guida del presidente Maurizio Stirpe, ha sostenuto, anche a livello governativo,  collaborando sia con l’Autorità portuale di Civitavecchia, guidata da Pasqualino Monti, sia con la Regione Lazio", per un giro di affari di oltre 1,3 miliardi di euro.

Dunque, l’uso sociale dei beni confiscati non può cadere per legge nella mani di soggetti che operano speculazioni finanziarie e che sono in grado di ‘forzare’ con il loro peso lobbistico le scelte delle amministrazioni a loro vantaggio. E fa specie che ciò sia avvenuto proprio ad Ostia, oggi commissariata per Mafia, con l’illustre ‘distrazione’ di un noto magistrato come Alfonso Sabella, che si era però già ‘distratto’ durante le torture avvenute al G8 di Genova presso la Bolzaneto.
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[1] "Approvazione degli indirizzi per l'affidamento in concessione attraverso procedure di evidenza pubblica dei beni di proprietà di Roma Capitale acquisiti ai sensi del Decreto Legislativo n. 159 del 6 settembre 2011 "Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136".

[2] LINK: OSTIA, MAFIA: AL VILLAGE IL PREMIO ‘FACCIAMO COME CI PARE’.
[3] Procedimento penale n.54911/12 R.G.N.R. - 14008/13 R.G. G.I.P. sentenza n.6846/15 depositata in data 27 aprile 2015.

domenica 20 marzo 2016

OSTIA, MAFIA: AL VILLAGE IL PREMIO ‘FACCIAMO COME CI PARE’



Ad Ostia c'è solo una concessione demaniale marittima confiscata per mafia, anche se non in via definitiva[1]. E' quella dello stabilimento balneare Village in possesso della Malibù Beach srl, società interamente di proprietà della Settesei srl, riconosciuta una delle società del clan dei Fasciani[2], gli unici condannati ad oggi per mafia ad Ostia. Alla Malibù Beach srl da tre anni a questa parte è stato concesso di fare un po’ di tutto, al contrario delle altre 70 concessioni demaniali marittime di Ostia, definite “mafiose” dal PD, nonostante non risultino indagini in tal senso.

La prima anomalia è la concessione stessa. La Malibù Beach srl ha infatti ottenuto il 16 aprile 2013, dal Municipio X, la concessione del Village mediante licenza di subingresso rispetto all'Atto Formale n.13 del 9 novembre 2006, rilasciato alla società Il Porticciolo srl. Nessuno del Municipio X si è opposto a tale subingresso nonostante la Malibù Beach srl fosse stata confiscata 4 mesi prima, il 30 gennaio 2013[3], con sentenza del Tribunale di Roma, Sezione X Penale. La confisca, avvenuta già prima delle operazioni Nuova Alba (26 luglio 2013) e Tramonto (4 marzo 2014) è avvenuta a gennaio 2013 in applicazione dell'articolo 12 sexies c.p.p. (d.l. 8 giugno 1992, n. 306), una misura di carattere patrimoniale che corrisponde a una sanzione senza reato, perché in pratica tende a evitare l’accumulo di ricchezze di provenienza delittuosa in casi particolari tra cui quello dell'associazione di stampo mafioso.

La seconda anomalia è che non solo mai è stata disposta alla Malibù Beach srl la decadenza della concessione, ma addirittura la concessione è stata rinnovata fino al 2020 sempre dal Municipio X in data 24 marzo 2014, seppure nei confronti dell'amministratore giudiziario[4].

La terza anomalia è che la Malibù Beach srl, la cui concessione alla data odierna (19 marzo 2016) ancora non è decaduta, ha potuto ottenere l'autorizzazione da parte del Municipio X per cedere alla società Hesperia srl tutte le attività che riguardano lo stabilimento Village (dal ristorante ai servizi di spiaggia) mediante una rocambolesca serie di passaggi autorizzativi e non, qui di seguito elencati in ordine cronologico:

10 marzo 2014, "Protocollo d'intesa per la gestione dei beni sequestrati e confiscati" tra il Tribunale di Roma e Unindustria ed altri;
24 marzo 2014, proroga della concessione del Village (cfr. nota 4);
30 gennaio 2015, confisca della Malibù Beach srl (cfr. nota 1), depositata il 27 aprile 2015;
25 maggio 2015, nomina del dr. Massimo Iannuzzi come Coadiutore dell'ANBSC;
27 maggio 2015, Unindustria e Libera, inviano a Iannuzzi la propria manifestazione d'interesse per la gestione dello stabilimento Village;
8 giugno 2015, trasmissione di bozza di contratto al Consorzio Nausicaa, Federlazio e Unindustria;
16 giugno 2015, il G.I.P., dr.ssa Simonetta D'Alessandro, ritiene le condizioni contrattuali della proposta di Unindustria e Libera le più convenienti per sanare il debito della Malibù Beach srl ma soprattutto ritiene che la presenza di Libera assicuri quanto previsto per legge[5] (fini sociali: "destinazione per famiglie disagiate");
17 giugno 2015, il PM, dr.ssa Ilaria Calò approva, condivide il parere favorevole del GIP;
15 luglio 2015, si costituisce l'Hesperia srl,
4 agosto 2015, Unindustria indica a Iannuzzi l'Hesperia srl come società designata “alla stipula del contratto di affitto azienda con la Malibù Beach srl”;
6 agosto 2015, la ANBSC delega Iannuzzi a rappresentarlo alla stipula del contratto d'affitto tra Malibù Beach srl e Hesperia srl;
6 agosto 2015, viene redatto il contratto d'affitto[6] presso il Notaio Valerio Tirone (cfr. nota 3);
24 agosto 2015, Iannuzzi invia alla U.O.A.L. del Municipio Roma X “istanza per voltura temporanea della concessione demaniale 13/2006 relativa allo stabilimento balneare Village intestata alla Malibù Beach srl” chiedendo espressamente che l'efficacia del contratto è sottoposta alla condizione sospensiva del rilascio della necessaria autorizzazione (art. 45bis del Codice della Navigazione);
14 settembre 2015, la U.O.A.L. del Municipio Roma X autorizza il contratto d’affitto richiesto (art. 45bis del Codice della Navigazione).


Dunque, viene messo in secondo ordine il contenuto dei fini sociali del riuso dei beni confiscati (cfr. nota 5) e del tutto trascurato quanto previsto dalla Legge Regionale n.8 del 26 giugno 2015[7], che all’art. 5[8], comma 3, recita con chiarezza: “I comuni sono tenuti ad attivare procedure di evidenza pubblica ai fini del rilascio di nuove concessioni, nonché nei casi di affidamento ad altri soggetti delle attività oggetto della concessione e di subingresso ai sensi, rispettivamente, degli articoli 45 bis e 46 del codice della navigazione e successive modifiche."
Tale legge, di cui comunque manca ancora il relativo regolamento di attuazione, prescrive chiaramente che devono essere i Comuni (in questo caso, il Municipio Roma X) ad attivare procedure di evidenza pubblica per autorizzare l’art. 45 bis, che escludono le modalità di un protocollo d’intesa fra parti, con discrezione da parte di un ente privato (Unindustria) a ‘designare’ in maniera unilaterale una società tra le altre cose appena costituita. La discrezionalità è poi ancora più grave non solo perché la determinazione dirigenziale (necessaria ai fini del contratto d’affitto) avviene dopo l’entrata in vigore della legge regionale, ma va rilevato che a nessun altro concessionario di Ostia è stata concessa l’autorizzazione al 45 bis nell’anno 2015 proprio in virtù della legge regionale. Quindi, due pesi e due misure dl rispetto della normativa vigente.


Insomma, come per magia, al Village si è ottenuta una passerella per la propaganda piena zeppa di anomalie, coperte da un bel tappeto rosso, dove di trasparenza ce n'è poca e di legalità quanto basta alla campagna elettorale. Al concessionario confiscato per mafia si consente quello che a nessun altro concessionario è dato. Basta metterci il bollino dell’Associazione Libera ed il gioco è fatto. Gli altri? Si arrangino.




[1] Procedimento penale n.54911/12 R.G.N.R. - 14008/13 R.G. G.I.P. sentenza n.6846/15 emessa il 30 gennaio 2015 (depositata in data 27 aprile 2015) dal Tribunale di Roma - Sezione X, confisca beni ai sensi dell'articolo 12 sexies del decreto legge 8 giugno 1992, n.306 (Pubblicato nella Gazz. Uff. 8 giugno 1992, n. 133 e convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 7 agosto 1992, n. 356 - Gazz. Uff. 7 agosto 1992, n. 185) - Malibù Beach srl con sede in Roma, via Caio Lelio n.39, c.f. 12052751000, REA 1346722
[2] Così è stato ovunque riportato dagli organi di stampa. Stranamente un documento dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC), attribuisce tale confisca “in danno di Vito Triassi, nato a Siculiana (AG) il 21.04.1957 + Altri
[3] Anche tale informazione risulta dubbia (cfr. nota 1) seppur contenuta nell’atto del dr. Valerio Tirone, notaio in Guidonia Montecelio, via Locatelli 15 (repertorio 45.082 raccolta n.16468). Tale informazione è analogamente riportata nella Determinazione Dirigenziale rep.CO/1731/2015, prot. CO/103740/2015 del 14 settembre 2015 emessa dall’U.O.A.L. del Municipio Roma X, a firma del dirigente Arch. Cinzia Esposito.
[4] Determinazione Dirigenziale rep. CO/846/2014, prot. CO/37341/2014 del 24 marzo 2014 emessa dall'U.O.A.L. del Municipio Roma X, a firma del dirigente Ing. Paolo Cafaggi
[5] D.L. 4-2-2010 n. 4, “Istituzione dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata” pubblicato nella Gazz. Uff. 4 febbraio 2010, n. 28 (Convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, L. 31 marzo 2010, n. 50
[6] Il contratto in questione afferma che la sentenza di confisca non è ancora definitiva e si basa sulla validità della concessione della Malibù Beach srl (pena nullità). Il contratto ha valenza dal momento del rilascio dell’autorizzazione dell’art. 45 bis fino alla data del 31 dicembre 2018, alla quale potrà essere rinnovato. Il canone d'affitto è di 400.000,00 euro, incluso il canone demaniale (40.000,00 euro, forfettario per il 2015), dunque 120.000,00 euro l’anno (anni: 2016, 2017 e 2018). I pagamenti avvengono con rate semestrali di 60.000,00 euro. Il mancato pagamento anche di una sola rata prevede la risoluzione del contratto per inadempimento. La Malibù Beach srl può recedere dal contratto se nel periodo di locazione interviene la confisca definitiva o la restituzione dei beni.
[7] Entrata in vigore con il B.U.R.L. n.52 del 30 giugno 2015 (Disposizioni relative all'utilizzo del Demanio Marittimo per finalità turistiche e ricreative. Modifiche alla Legge Regionale 6 agosto 2007, n.13, concernente l'organizzazione del sistema turistico laziale e ss.mm.)
[8] Inserimento dell'articolo 53 bis nella l.r. 13/2007

lunedì 14 dicembre 2015

COMMISSIONE ANTIMAFIA, LE STRUMENTALIZZAZIONI DI FEDERICA ANGELI


Riportiamo qui di seguito la sbobinatura degli interventi dell'On. Rosy Bindi, Presidente della Commissione Antimafia, nella conferenza stampa tenutasi presso la Guardia di Finanza di Via della Fiamme Gialle ad Ostia, mercoledì 9 dicembre 2015 alle 15:11. PER OPPORTUNA E CORRETTA INFORMAZIONE.
Alla
domanda di Federica Angeli sulle ‘finte’ associazioni antimafia e sulla 'dis'-informazione locale (due delle ossessioni della Angeli), La Bindi non risponde sul caso Ostia, come strumentalmente ha voluto far credere la Angeli e La Repubblica, bensì dice semplicemente “E’ evidente che tra i tanti casi che si sono verificati in Italia in questo periodo Ostia sarà oggetto della nostra attenzione […] non siamo abituati a sparare sentenze”. Si evince chiaramente, dagli interventi degli Onorevoli e dei Senatori presenti, che durante le audizioni tenutesi la mattina e che sono state secretate, si è parlato delle infiltrazioni nella macchina amministrativa municipale, nelle concessioni demaniali e nella politica. Infine, l'ultima parte della conferenza stampa, che La Repubblica ha montato con l'evidente volontà di mistificare la realtà, è dedicata ai casi della Campania e della Calabria e non di Ostia. Il video della conferenza stampa è disponibile al seguente LINK.  Rinnoviamo piena condivisione delle parole dell'On. Rosy Bindi, come già fatto nei giorni scorsi ( LINK) e auspichiamo quanto prima che venga ripristinata la verità dei fatti.

"Buonasera a tutti e grazie di essere qui. Oggi abbiamo iniziato il nostro approfondimento su Ostia all’interno di un’inchiesta più ampia che la nostra Commissione sta svolgendo ormai da circa 1 anno su Mafia Capitale. Da oggi abbiamo iniziato o meglio ripreso un approfondimento su Ostia con una missione specifica che ci ha portato qui. Ringraziamo la Guardia di Finanza per l’ospitalità. Abbiamo ritenuto e riteniamo che l’approfondimento su Ostia per la nostra inchiesta sia particolarmente importante non solo perché qui vivono circa 300mila persone. Questo Municipio è più grande di molte città capoluogo nel nostro Paese ed è più numeroso della città di Reggio Calabria che era stata la città capoluogo sciolta per infiltrazione mafiose ed ha un numero di abitanti minore del Municipio di Ostia. Avevamo iniziato il nostro approfondimento oltre che con la Procura naturalmente, sentendo l’Assessore alla Legalità, l’Assessore Sabella e oggi siamo venuti qua per ascoltare la Commissione Prefettizia che è stata nominata dopo lo scioglimento decretato dal Governo. Abbiamo anche ascoltato il Comandante delle forze di Polizia, abbiamo ascoltato la Direttrice del X Municipio, l’Arch. Cinzia Esposito, ci scusiamo molto per non essere riusciti oggi ad ascoltare le parti sociali, in maniera particolare l’associazione Libera, l’associazione anti-racket, l’associazione Federbalneari che ascolteremo la prossima settimana in sede. Ci scusiamo molto con loro ma i nostri lavori questa mattina si sono protratti per necessari e doverosi approfondimenti da parte nostra e questo pomeriggio al Senato sono previste votazioni. I Senatori devono rientrare e quindi abbiamo dovuto interrompere. Per noi è stata una mattina molto importante, abbiamo attraverso gli incontri che abbiamo avuto ci siamo confermati sulla opportunità e bontà della decisione assunta dal Governo quando ha deciso di commissariare questo Municipio, decisione che è nata, come sapete, da una situazione che si è venuta a creare sicuramente con l’inchiesta di Mafia Capitale e ha visto anche le dimissioni del Presidente del Municipio, ma che, come tutti sanno, trova le sue motivazioni in una presenza di criminalità organizzata locale che opera in questo territorio e che rivendica l’occupazione, la padronanza di questo territorio da molto tempo. E quindi la decisione del governo è stata una decisione giusta e oggi ce ne siamo più che mai convinti e confermati. Riteniamo che questa sia un’occasione molto importante per questo Municipio, per questo territorio, per le forze sane di questa comunità, per le tante associazioni che ci sono, ma soprattutto per i cittadini comuni che devono poter vivere in questo territorio senza dover vedere compromessa la loro libertà, la loro sicurezza, senza subire nessuna padronanza che non sia quella della Legge. E per questo motivo noi siamo stati molto incalzanti e molto esigenti, soprattutto con la Commissione Prefettizia alla quale abbiamo chiesto di avere coraggio. Certo non mancherà il coraggio e non abbiamo motivo di dubitare che questo coraggio ci sarà, ma è assolutamente necessario si approfitti finalmente, dopo molti anni, per creare una vera discontinuità in questo territorio. Che si faccia un’analisi approfondita di tutto ciò che già la Commissione Magno aveva indicato sulle concessioni, sulla gestione del Litorale, su tutte le grandi questioni che riguardano questa comunità. Che si intervenga suoi ruoli amministrativi di questo Municipio, laddove se ne ravvisa la necessità naturalmente, ma sappiamo bene che se la situazione è stata così critica in questi anni è anche perché i poteri criminali hanno trovato degli interlocutori anche nella Pubblica Amministrazione, anche nella Politica e che si sia altrettanto seri e impietosi nei confronti di quelle parti della società di questa comunità che sono in qualche modo avvantaggiati dalla presenza dei poteri criminali, magari non necessariamente collusi, ma semplicemente indifferenti, silenziosi e magari capaci di trarne vantaggio. Abbiamo anche ascoltato come sapete il responsabile ad interim delle forze di Polizia Locale e così l’attuale Direttrice del Municipio. Anche a loro abbiamo naturalmente chiesto di proseguire nel loro lavoro e soprattutto abbiamo assicurato tutto l’appoggio della Commissione, la Commissione Parlamentare Antimafia, perché la Commissione Prefettizia, perché l’Architetto Direttrice di questo Municipio, perché tutte le forze sane di questa comunità abbiano l’appoggio da parte del Governo, che significa dotare questo Municipio del personale amministrativo che ha le competenze giuste, dotare la Commissione di poteri anche straordinari per intervenire e così l’appoggio della nostra Commissione nei confronti di quanti davvero vogliono approfittare di questa decisione che finalmente è stata assunta per creare una rottura con il passato e restituire questa comunità a tutte le sue straordinarie possibilità. Questo è l’affaccio sul mare della Capitale, questo è un territorio di grandi potenzialità, ed è giusto che queste siano messe a disposizione di tutti e non siano invece, come dicevo, prigioniere di chi ha voluto approfittarne in questi anni. Grazie. Sono sicura che i colleghi a partire dal capogruppo del PD al vice Presidente Gaetti e gli altri rappresentanti di Sinistra Italiana e del Movimento 5 Stelle vorranno aggiungere qualcosa alle mie parole.

Seguono gli interventi di Mirabelli (PD), Costantino (Sinistra Italiana), Gaetti e Nutti (M5S) e si evince chiaramente che durante le audizioni si è parlato delle infiltrazioni nella macchina amministrativa municipale, nelle concessioni demaniali e nella politica (disponibili sempre al medesimo LINK

Alla domanda di Federica Angeli sulle ‘finte’ associazioni antimafia e sull’informazione locale, questa la risposta integrale:
 

Credo sicuramente come loro sanno noi come Commissione Parlamentare abbiamo iniziato un’inchiesta sull’antimafia proprio perché riteniamo che spesso la Mafia sa usare anche l’antimafia e come ci sono delle associazioni che hanno la loro ragione sociale nel combattere la Mafia ci sono delle associazioni che nel nome dell’antimafia creano confusione e finiscono appunto per essere a favore delle Mafie, che magari sono anche in alcuni casi i loro finanziatori. E’ evidente che tra i tanti casi che si sono verificati in Italia in questo periodo, Ostia sarà oggetto della nostra attenzione. Abbiamo dato prova in questi primi due anni di lavoro che non siamo abituati a sparare sentenze, non è il nostro compito, questo lo fanno i magistrati. Facciamo un lavoro di conoscenza seria per offrire elementi di conoscenza e anche per intervenire nelle modifiche della legislazione laddove si renda necessario. Quindi, sul caso di Ostia, anche oggi ci siamo confermati che c’è la necessità di fare un lavoro proprio nella nostra inchiesta sull’antimafia. Come sapete abbiamo lavorato anche con un Comitato su Mafia e Informazione, in quel Comitato che ha già concluso con una relazione che mi auguro presto andrà alla discussione dei due rami del Parlamento. Abbiamo incontrato e audito molti giornalisti che sono oggetto di intimidazione da parte delle Mafie che chi fa corretta informazione spesso è oggetto di minacce da parte delle Mafie, sapete che molti giornalisti sono stati uccisi dalle Mafie proprio perché facevano il loro dovere, ma abbiamo anche nella nostra relazione messo in evidenza che come c’è dell’informazione che combatte la Mafia ed è minacciata dalla Mafia, c’è un’informazione che è in mano alle Mafie per fare controinformazione. Ci sono degli editori che sono in mano alle Mafie e noi li abbiamo denunciati. E quindi volevo rassicurare che il caso di Ostia sarà preso in esame”.

Alla domanda di Mirko Polisano de Il Messaggero, sull’ipotesi di incandidabilità dei consiglieri l’On. Rosy Bindi risponde:

Se c’è un aspetto che è risultato chiaro dall’inizio di questa vicenda che non è stato nascosto da nessuno è la conferma che dove c’è mafia c’è il rapporto con la politica e c’è anche consenso sociale per altro. E’ risultato talmente chiaro che vorrei ricordare qua che le dimissioni di Presidente e Assessori del Municipio sono avvenuti prima dell’intervento della Magistratura. Quindi nessuno intende  coprire  le responsabilità di alcuno. La vicenda Mafia Capitale è iniziata (la nostra Commissione l’ha già chiarito insieme alla Procura) e ha avuto il suo salto di qualità con l’amministrazione Alemanno, ma noi non abbiamo mai negato che ci fosse anche stata la capacità di incidere e in qualche modo corrompere e compromettere anche l’amministrazione che poi, come voi sapete, ha visto il termine con le dimissioni dei consiglieri di maggioranza (Marino, n.d.r.). Quindi, non appartiene a questa Commissione e dall’altra parte per quanto riguarda poi la candidabilità questa è rimessa alle forze politiche. Saranno i partiti che decideranno. Come Commissione Antimafia continueremo ad applicare il nostro codice chiaramente o quanto meno a fare la fotografia delle candidature come abbiamo già fatto con il nostro codice che magari avrà bisogno di un ulteriore approfondimento. E’ il nostro codice che ci orienta che è approvato non da una forza politica ma da tutte le forze politiche che fanno parte della Commissione. Poi, la candidabilità le responsabilità politiche sono dei partiti e quindi io mi astengo da Presidente dal parlare da questo punto di vista. Ho le mie idee, ma credo che siano note e non devo ripeterle qui […]


La parte finale riportata nel video de La Repubblica, è la risposta ad una giornalista che chiede a che punto si è con l’audizione sui fatti di Calabria e Campania:
Il nostro scopo è anche quello di togliere le ombre. Non è bene che, perché c’è qualcuno che sbaglia venga delegittimato un lavoro straordinario che è stato fatto in questi anni di lotta alla mafia da parte di magistrati, di forze di polizia, di associazioni e quant’altro. Anzi. Vogliamo rilanciare quest’opera e da certi punti di vista secolarizzarla anche, nel senso che per fare l’antimafia non bisogna essere né essere eroi né professionisti. Bisogna essere cittadini che fanno il loro dovere, giornalisti che fanno il loro dovere, magistrati che fanno il loro dovere, finanzieri che fanno il loro dovere,  politici che fanno il loro dovere, preti che fanno il loro dovere, questa è l’antimafia. Se sono diventati eroi è perché noi non abbiamo fatto la nostra parte. Se ciascuno di noi fa la propria parte non c’è bisogno di eroi e quindi questo è il senso del nostro lavoro”.