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sabato 11 gennaio 2014

DALL'ALLARME RIFIUTI TOSSICI CAMPANI ALLA VICENDA DELLA REGIONE LAZIO: URGENTE IL REGISTRO DEI TUMORI

Da quanto emerso dalle cronache di questi giorni il Lazio, in tema di rifiuti, si sta allineando agli allarmi della regione Campania : inquinamento delle acque superficiali, delle falde freatiche, del suolo e dell’atmosfera, nonché rifiuti speciali dell’aeroporto di Fiumicino.
Gli arresti effettuati nella giornata del 9 gennaio portano alla luce una vera e propria organizzazione criminosa nella gestione dello smaltimento dei rifiuti.
Grave la posizione del Dirigente Luca Fegatelli nominato, nel maggio 2013, Direttore dell'ABECOL, l'Agenzia per i Beni Confiscati alla criminalità organizzata del Lazio, struttura per la quale la Regione, conscia della delicatezza della materia, aveva stabilito che il direttore dovesse possedere dei requisiti particolari, come, ad esempio, l’esperienza in strutture con compiti di “intelligence, lotta alla criminalità organizzata, lotta al riciclaggio di denaro, lotta all’usura e lotta al terrorismo”. Tutti requisiti che evidentemente il Dirigente “non” aveva. Qui le responsabilità del Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti : “I due Dirigenti della regione arrestati, Luca Fegatelli e Raniero De Filippis, – dichiara Zingaretti - non possono essere rimossi dal loro incarico perché la Legge non lo permette”. Queste sue dichiarazioni evidenziano il clima e la legislazione intorno alla quale alcuni 'colletti bianchi' collusi, agiscono quasi indisturbati nella gestione arbitraria della cosa pubblica.

In questo contesto 'Luna Nuova' accoglie positivamente il documento presentato nella discussione del Consiglio del Municipio X nella seduta del 9 gennaio u.s.: "impegno nell'istituire un registro dei tumori". Il movimento di opinione “Luna Nuova”, nato subito dopo gli arresti del 26 luglio 2013 ad Ostia, per i quali veniva, per la prima volta sul Litorale di Roma, richiamato l’articolo del Codice Penale 416-bis (associazione a delinquere di stampo mafioso), ha promosso, con l’autorevole contributo del Prof. Giovanni Battista Speranza, Primario Reparto Oncologia dell’Ospedale G.B.Grassi, un incontro pubblico sulla necessità improcrastinabile della realizzazione e tenuta di un registro sui Tumori sul territorio municipale.
All’evento tenutosi il 5 dicembre u.s. erano presenti, tra le forze politiche i Consiglieri municipali del M5S (estensori e presentatori con la Lista Marchini della mozione consiliare) nonché il Consigliere regionale Davide Barillari, candidato alla carica di Presidente della Regione Lazio per il M5S ed oggi seduto nella Commissione Politiche sociali e salute della Regione stessa. “Accogliamo positivamente il fatto che il lavoro pluriennale svolto dal Prof. Speranza, l’interessamento e la spinta data da 'Luna Nuova' ed il Comitato di quartiere Parco della Vittoria – dichiara Paula de Jesus - per la richiesta della realizzazione e tenuta di un registro dei tumori nel nostro territorio, siano approdati in Consiglio municipale.”
“ Poteva essere un bel momento di dibattito pubblico – gli fa eco Stefano Salvemme - se le realtà sopra citate fossero state chiamate a dare il loro contributo visto il lavoro e le esperienze maturate sul tema. Ma il vecchio vizio della politica, riscontrabile evidentemente anche nel 'nuovo', è sempre quello di voler mettere cappelli di parte e ciò non favorisce la partecipazione dei cittadini al di fuori degli schieramenti”.
“Porteremo avanti – aggiunge Andrea Schiavone - quanto emerso nell’incontro del 5 dicembre, coinvolgendo alla stesura del 'registro dei Tumori' i medici di base”.

"La mafia uccide, il silenzio pure" (P. Impastato) 

sabato 9 novembre 2013

MUNICIPIO X DI ROMA: VERTICE CONTRO LE MAFIE SCOPPIA LA PROTESTA

Vertice contro le mafie, promessi altri agenti (G. Mancini - Il Messaggero)

IL CASO
Si aspettavano impegni immediati e concreti per un contrasto più convinto delle presenze mafiose che contaminano la vita economica e amministrativa del litorale romano. Ma non sono arrivati. Ed è per questo che in aula è esplosa la protesta di chi in quella battaglia è mobilitato in prima fila.
È magro il risultato del consiglio straordinario del Municipio X convocato per il contrasto della criminalità organizzata a Ostia e dintorni. Nel carniere l’amministrazione e le associazioni antimafia hanno potuto mettere due elementi di novità: un impegno generico del sottosegretario all’Interno Filippo Bubbico di rafforzamento degli organici del commissariato di polizia e la costituzione di parte civile del Campidoglio e della Regione Lazio al processo che si celebrerà a partire dal 17 dicembre contro i 51 arrestati dell’operazione ”Alba nuova” di luglio scorso accusati di associazione di stampo mafioso.
Assenti il governatore del Lazio Zingaretti, il sindaco Marino e il prefetto Pecoraro, l’assemblea ha potuto invece contare sugli interventi, oltre che di Bubbico, del sottosegretario alla Giustizia Giuseppe Berretta, del presidente dell’Osservatorio per la sicurezza e la legalità della Regione Lazio, Giampiero Cioffredi, e dell’assessore capitolino alle Periferie e lavori pubblici, Paolo Masini. Proprio Cioffredi e Masini hanno annunciato la costituzione di parte civile nel processo. «Il 17 dicembre saremo in aula con la nostra avvocatura per rappresentare Roma - ha dichiarato l’assessore comunale - perché per la prima volta in questa città arrivano dei numeri brutti, i reati associativi 41bis e 416 bis. Non era mai successo e per questo Roma non può stare alla finestra. Inoltre, il prossimo 6 dicembre con l’associazione Avviso pubblico presenteremo in Campidoglio nell'aula Giulio Cesare il patto che firmeremo e sigleremo insieme alle associazioni degli imprenditori, agli enti locali e alle parti sociali sui temi della lotta alle corruzioni contro le infiltrazioni della malavita nei nostri appalti. Tra le regole che sigleremo ce n'è una molto netta: mai più gare al massimo ribasso».
ALTA TENSIONE
Nonostante l’alta tensione sulle vicende criminali, il sottosegretario Berretta non ha speso parole di sostegno alla possibile riapertura del tribunale di Ostia. «Abbiamo dovuto applicare una legge legata alla revisione della spesa pubblica - ha risposto - Stiamo esaminando con attenzione il caso per tentare di garantire perlomeno la presenza del Giudice di Pace».
«I fenomeni criminali verificatisi in questo territorio - commenta il viceministro Bubbico - sono gravi, non possono essere trascurati o banalizzati. Le operazioni compiute sono significative e squarciano un velo interessante sulla pericolosità criminale delle cosche che operano in queste zone. Contiamo di poter rafforzare la presenza delle forze di polizia, nel quadro delle disponibilità, considerato che l’ingresso di nuovi agenti è limitato dalle condizioni generali e dai vincoli di legge. Tuttavia, con la conclusione dei corsi di addestramento, verranno destinati al commissariato nuove risorse».
Proprio l’intervento di Bubbico è stato interrotto più volte dalle intemperanze del pubblico presente. «Si parla di aria fritta, non si affrontano i nodi della questione, vogliamo provvedimenti seri e concreti per contrastare il fenomeno» alza la voce Paula Felipe de Jesus di ”Luna nuova”. Alla fine il Consiglio municipale ha approvato un documento nel quale si chiede «l'implementazione delle misure già previste dal Terzo Patto per Roma sicura», ossia, tra l'altro, «la prevenzione e il contrasto delle infiltrazioni della criminalità organizzata nell'economia del territorio del Municipio Roma X».
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«Il municipio non ha inventato niente, ha fatto solo copia/incolla della nostra lettera inviata il 24 ottobre al sindaco Marino ed al governatore Zingaretti». E’ netto il giudizio dell’associazione Coordinamento Antimafia Anzio Nettuno rispetto all’impegno di Campidoglio e Regione Lazio di costituirsi parte civile nel processo del 17 dicembre prossimo. «Il Consiglio straordinario organizzato ad Ostia non è stato in grado di sviluppare, di affrontare e garantire un confronto e un dibattito sulle ragioni, motivazioni e cause per le quali si è insediato un sistema mafioso (connivenza tra istituzioni e criminalità) nel tessuto economico sociale del territorio» aggiunge l’associazione antimafia ”Luna Nuova” che rilancia l’assemblea sul tema che si terrà presso la parrocchia Santa Monica il 23 novembre alle 10.
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«Proteggetemi, il clan Spada mi minaccia»
«Sono otto anni che giro per tribunali a chiedere quella giustizia che mi viene negata: solo perché denunciando un abuso edilizio commesso ai miei danni mi sono messa contro un esponente del clan Spada». Le grida accorate di Lucia Salvati, 72 anni, per 42 insegnante e dirigente scolastica, hanno interrotto il consiglio straordinario sulla lotta alla mafia e persino il sottosegretario all’Interno, Filippo Bubbico, che stava parlando, si è messo ad ascoltare. «A luglio, quando il sindaco Marino è venuto a Ostia per annunciare le sue iniziative per la legalità, mi sono incatenata davanti al Municipio - prosegue la pensionata - Mi era stato assicurato che sarei stata ricevuta ed ascoltata dal nostro sindaco ma non è successo. E in questo municipio mi è stato detto che la politica non può risolvere il mio problema. A che serve allora la politica se garantisce giustizia?». «Quel giorno del 2007 un esponente del clan Spada, dopo la nostra denuncia per abusi, arrivò e iniziò a colpire il cancello con un bastone, minacciando la mia famiglia di ritorsioni se non avessimo ritirato l'esposto contro i vicini - riassume Salvati - Alla fine sono stati loro a denunciare noi per minacce, accuse del tutto inventate. E hanno chiamato Spada come testimone. I miei testimoni sono spariti. Le cose sul litorale romano vanno così».

"La mafia uccide, il silenzio pure" (P. Impastato) 

domenica 6 ottobre 2013

MAFIA AD OSTIA, 1° ASSEMBLEA PUBBLICA DI LUNA NUOVA E DE I CITTADINI CONTRO LE MAFIE E LA CORRUZIONE

Sabato 5 ottobre 2013, presso il Salone della Parrocchia S. Monica ad Ostia, dalle ore 10 alle 13, si è svolta l' Assemblea Pubblica organizzata da "Luna Nuova" in collaborazione con I Cittadini contro le Mafie e la Corruzione.
L'Assemblea è stata indetta per richiamare l'attenzione contro quelle infiltrazioni mafiose affermatesi e favorite dalle complicità, le connivenze, le collusioni di un mondo politico e istituzionale al fine di poter esercitare il totale controllo sui beni e sullo sviluppo stesso del Territorio condizionandone e determinandone così la crescita, il sistema di relazioni umane, sociali e la vita stessa di coloro che lo vivono.

LA PLAYLIST CON TUTTI GLI INTERVENTI A QUESTO LINK


Ostia. In centinaia all’assemblea “stop alle mafie e all’omertà” (da La Repubblica)


Hanno partecipato centinaia di persone all’assemblea organizzata nell’oratorio di una parrocchia di Ostia da “Luna Nuova” in collaborazione con “Cittadini contro le Mafie e la Corruzione” per dire basta alla mafia.

“Ferma restando l’omertosa assenza delle istituzioni – hanno dichiarato i membri del comitato – l’assemblea pubblica è stata un successo.”

(6 ottobre 2013 alle ore 14.55
)

"La mafia uccide, il silenzio pure" (P. Impastato) 


venerdì 4 ottobre 2013

OSTIA CONTRO MAFIA ED OMERTA' - ASSEMBLEA PUBBLICA

‘Luna Nuova’ organizza a Ostia sabato 5 ottobre - dalle ore 10 alle 13 - un’assemblea contro le infiltrazioni mafiose nel territorio. Dopo il flash-mob del 21 settembre, l’impegno dunque prosegue.

Sottoscritto da centinaia di cittadini, l’evento e' frutto dell'impegno dell’associazione Luna Nuova che sottolinea “Il silenzio istituzionale (Municipale, Comunale e Regionale) che ha caratterizzato gli arresti dello scorso luglio e le notizie inquietanti riportate dall’informazione relative al pieno coinvolgimento delle Istituzioni pubbliche, a frodi e fallimenti pilotati in maniera bipartisan, a discariche di materiali altamente nocivi, all’assoluta mancanza di trasparenza nelle aggiudicazioni e negli appalti, a rinvii a giudizio per grandi opere”.
La nota diramata da Luna Nuova e’ assolutamente chiara: “I cittadini che vogliono difendersi non intendono chiudere gli occhi. Accendere le luci sulle collusioni evidenti e non evidenti, colpire il malaffare ovunque si rintani, sostenere chi contrasta le illegalità è compito di ogni cittadino soprattutto quando le Istituzioni, tacendo, acconsentono. Dopo il flash-mob del 21 settembre in piazza Anco Marzio, la resistenza continua”.
Esattamente nel salone della Parrocchia S.Monica di Ostia e non nella sala del Municipio, richiesta alla fine di agosto: ma “Tolta ai cittadini per farne un semplice comitato di affari … proprietà privata della vecchia/nuova casta. Affari sporchi, probabilmente, visti i precedenti e la paura di agire alla luce del sole. Le falde acquifere della politica inquinate da tanti anni di collusioni e omertà dovranno avere sempre chi scava a testa alta”.
Toni netti e perentori quelli usati dall'associazione che in modo altrettanto palese scrive che si tratta di “Ipocrisia stupirsi in merito a quanto sta affiorando dalle inchieste sull'associazione di carattere mafioso (art. 416-bis c.p.) e sul potere che ha esercitato nel controllo del territorio romano, in particolare sulla gestione delle Risorse pubbliche sul Litorale, con le sue spiagge ma non solo. E’ irresponsabile sostenere che l’operazione della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) ‘restituisce normalità al nostro Litorale’ ed ‘è ora di passare al ‘fare’ in nome dello sviluppo e della crisi’".Rischia, quindi, d'essere complice e omertoso il silenzio di queste settimane da parte delle Amministrazioni locali - Municipio, Comune, Regione - e della classe politica.
“Se le Istituzioni non sono indipendenti dagli interessi privatistici e dalle pressioni malavitose, la politica viene svuotata del suo ruolo di rappresentanza e rappresentatività. Il grado di omertà politica si misura anche nel progressivo occultamento dei luoghi decisionali, dalla cancellazione della partecipazione attiva della cittadinanza, nella non definizione e/o nel mancato rispetto di un “ sistema di regole”, dalla mancata trasparenza nei procedimenti amministrativi di assegnazione di Bandi e Concessioni”.
Insomma: prima del ‘fare’, bisogna garantire che esso sia libero da ogni legame con i professionisti della mafia e dell’antimafia di facciata.
I cittadini continueranno a pretenderlo anche in occasione dell’evento di sabato, “Dimostrando perché bisogna sospendere il progetto del raddoppio del Porto (costo 80 milioni di euro), il tunnel sotto il Canale di Fiumicino (35 milioni) e il Distretto Balneare”. (da prismanews)

"La mafia uccide, il silenzio pure" (P. Impastato)

giovedì 29 agosto 2013

OSTIA E L'OMERTA'



Intimidazioni e ritorsioni «Il clan non ti punisce per questioni di soldi ma per continuare a essere temuto e rispettato» «La popolazione di Ostia è assoggetta all'omertà dalla forza intimidatoria del clan Fascianti .


(Corriere della Sera Roma di martedì 27 agosto 2013, pagina 5, di De Santis Giulio)

Lo scrive il Tribunale del Riesame nelle motivazioni con cui conferma la custodia in carcere per i boss dell'organizzazione di stampo mafioso operativa nel litorale. Una famiglia guidata da Carmine Fasciani, un capo dall'aspetto «bonario» ma capace di «farti spaccare una gamba o un braccio, di bruciarti il negozio, di non farti più lavorare per una questione di rispetto». E la gente ad Ostia ha paura anche soltanto sentendo pronunciare il nome del «boss». Quattro gli episodi citati come esempio dai giudici (a cui si sono rivolti i legali degli indagati, gli avvocati Federico e Salvatore Sciullo, Remo Pannain e Angelo Bucci) che testimoniano la forza intimidatrice della famiglia Fasciani. Dal «pugile ciccione» Lillo Remo, cosi impaurito da arrivare a negare di essere stato vittima di un attentato nonostante i fori di proiettile sulla macchina. Alla proprietaria di un esercizio commerciale, Cinzia Pugliese, che ha preferito accusare degli estranei delle pallottole indirizzate contro la sua serranda pur di non fare il nome dei Fasciani. Per finire a Marco Cococcia e Daniele Iorio, vittime di estorsioni che hanno scelto di pagare il pizzo e non denunciare il clan nonostante siano stati costretti a versare fino a 2.000 euro al mese sotto la minaccia di ritorsioni. Come spiega il pentito Sebastiano Cassia, ex braccio destro dei Fasciani, il clan non ti «castiga per questioni di soldi ma per la credibilità». L'influenza dei Fasciani è tale che persino la 'ndrangheta non «può entrare ad Ostia» per spacciare cocaina «senza avere il permesso» della famiglia. dl litorale è solo dei Fasciani» ha rivelato il pentito Cassia al pm Ilaria Calo. Nell'ordinanza il Tribunale descrive anche la condizione del clan dei Triassi, che nel Lazio sono i luogotenenti dei fratelli Cuntrera ossia la mafia di «Cosa Nostra». Vito Triassi, il capo famiglia, è in costante contatto con la mafia siciliana ma «la sua operatività è solo di rappresentanza», osservano i giudici. Infatti - puntualizzano i giudici citando il pentito Cassia - adesso «"i Triassi sono esclusi da tutto" dopo la pax del 2007 imposta da Carmine a Vito"».

giovedì 22 agosto 2013

ALMENO 30 ANNI DI MALAVITA AD OSTIA

ALMENO 30 ANNI DI MALAVITA AD OSTIA, TRA ORGANIZZAZIONI A DELINQUERE DI STAMPO MAFIOSO E COPERTURE POLITICHE, DROGA ED INDAGINI DEVIATE. 6 LUGLIO 1983, L'OMICIDIO DI SERGIO ZAMPILLONI A PIAZZA GASPARRI.


Mercoledì 6 luglio 1983, L’Unità, pag.12

A Ostia un delitto che ricorda le scene di «Cosa Nostra»
. Un killer lo uccide dal barbiere. Capo clan assassinato. È lo stile della mafia.

Piazza Gasparri, zona di mala, in fondo al lungomare di Ostia. È quasi mezzogiorno, e c'è un vento afoso. Sergio Zampilloni, elemento emergente della mala della zona entra insieme al fratello Claudio, dal barbiere per farsi uno shampoo. C'è già un cliente, un bambino di 10 anni. Prende posto sulla poltrona libera, e appoggia la testa sul lavandino, davanti a un grande specchio. Il killer entra con due pistole in mano, il volto coperto da un foulard. Solo il barbiere lo vede, ma non fa in tempo a gridare. Il primo colpo trapassa la nuca di Sergio Zampilloni, suo fratello si getta a terra. Così pure il barbiere, Marco, l'aiutante, prende il bambino dalla poltrona e lo lancia letteralmente all'interno di un piccolo bagno. Il killer, senza scomporsi, punta una delle due pistole, una 7,65, e spara ancora quattro volte contro il suo uomo, crollato sul pavimento insieme alla poltrona, con l'altra arma tiene a bada i presenti, ma nessuno tenta di reagire. È successo ieri mattina a Ostia: una scena che sembra uscire da uno dei tanti remake cinematografici su «Cosa nostra», quando la mafia italo- americana decise di eliminare i più potenti boss per la spartizione dei quartieri metropolitani. Proprio dal barbiere ammazzarono Don Anastasia, riaprendo la guerra per bande. E, nel suo piccolo. Ostia sembra destinata a ricalcare un cliché già visto. I banditi di questa periferia hanno deciso di scegliere addirittura gli identici «classici» scenari per la loro sanguinosa faida. Era il dicembre di un anno fa. Mariano Proietti, il più giovane di un clan di trafficanti, beveva wisky nella bisca piena di fumo. Anche quella sera del 14 dicembre un killer solo, con il bavero alzato, entrò nel locale con due pistole in pugno. Gli bastò un colpo al cuore. Proietti stramazzò a terra trascinando con sé il tavolo verde con le carte del poker. Nessuno si scompose, nessuno reagì. E nessuno «vide bene» chi era l'assassino. «Sa, commissario — hanno ripetuto i testimoni in coro — era buio, si giocava». Anche ieri mattina i testimoni non hanno visto bene la scena: «Aveva un fazzoletto, questo sì». Un po' poco come indizio. negozianti vicini avevano da dire ancora meno. «Cinque colpi? Quando? Pensi, non abbiamo sentito niente». Mariano Proietti, era uno dei tanti membri di un clan ormai in via di estinzione, «decimato» dai regolamenti di conti, da quando decise di «fare la guerra» ai potenti boss della banda di Giuseppucci «er negro», le «bande della Magliana». L’aveva fondata tra gli altri Danilo Abbruciati, insieme a tanti personaggi che ritroveremo nel clan filo-piduista di Flavio Carboni. Eliminati i Proietti, sono scomparsi in un modo o nell'altro dalla circolazione anche i boss della «Magliana Spa»: Giuseppucci ammazzato a Trastevere, Abbruciati a Milano, Nicolino Selis scomparso «misteriosamente» sotto i pini di Castelfusano, Colafigli e Frau arrestati. Ed infine: Edoardo Toscano e Maurizio Abbatino «tolti dalla circolazione» con una sfilza di ordini di cattura proprio il mese scorso. La polizia di Ostia assicura che l'arresto di Toscano e Abbatino ha esattamente qualcosa a che vedere anche con l'assassinio del giovanissimo Sergio Zampinone. Tolto praticamente il vertice della «mala» di Ostia, ecco aprirsi la guerra di successione. Tra i gruppi «emergenti» c'è proprio quello dei fratelli Zampillone, Sergio, Claudio e Mauro. Intorno a loro, una decina di elementi, giovani, ma tutti decisi a far «carriera » e soldi. Ultimamente, i tre fratelli devono avere avuto qualche noia con i loro compagni, perché giravano sempre a coppia, uno dietro l'altro, con la mano sempre in tasca a toccare il grilletto della pistola. Anche ieri Claudio guardava le spalle al giovane Sergio. Ma non ha funzionato. E adesso, c'è chi giura che la vendetta non si farà attendere più di qualche settimana, tranne un improbabile accordo tra vittime e carnefici. Ma anche la vendetta, per evitare equivoci, dovrà avere il suo preciso rendiconto «economico». Converrà eliminare qualche capozona, solo se alla fine arriverà qualche partita di eroina o cocaina/in più. La polizia conosce queste «leggi di mercato». E sapeva anche dei pericoli per i fratelli Zampillone. Per questo c'era addirittura un «discreto » servizio di sorveglianza verso i tre giovani banditi, che evidentemente ieri è saltato. «Ce lo aspettavamo — riferiscono i funzionari di polizia alle agenzie di stampa — e da diversi giorni tenevamo d'occhio i fratelli e i loro amici. Sapevamo che c'era aria tesa nel gruppo per la spartizione delle zone da controllare, lasciate scoperte dagli arresti di un mese fa». Un'ammissione di «preveggenza», dunque, che però è servita a ben poco. Ora vengono interrogati gli altri membri del clan. Ma probabilmente non se ne caverà nulla. Di fatto, la malavita di Ostia continua ad aumentare il suo peso nel grosso business della criminalità romana. Sul litorale sono arrivate in passato le armi, e arriva ancora la droga. Un traffico filato come l'olio, con l'unico «intoppo» di qualche arresto ogni tanto, sulla base dei soliti ordini di cattura per «associazione a delinquere». Di prove, poche, per i tanti, troppi delitti che hanno «alzato» la media dei regolamenti di conti al livello di oltre trenta vittime l'anno. Una cifra ben lontana dalla «strage» in Campania e Sicilia, ma certo preoccupante.
(Raimondo Bultrini)
"La mafia uccide, il silenzio pure" (P. Impastato)