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mercoledì 7 settembre 2016

IL PD E I CLAN DI OSTIA


A distanza di più di un anno dall’arresto del ex-minisindaco,  Andrea Tassone, e le indagini per corruzione aggravata di Francesco D’Ausilio, ostiense ed ex capogruppo PD in Campidoglio, nel PD è calato il silenzio assoluto, nonostante il Commissariamento del PD romano con Matteo Orfini e quello del Municipio X, con Stefano Esposito.
Cosa sia accaduto dentro il PD non si sa, non si sa se siano state tagliate le radici marce in affari con i clan di Ostia o Mafia Capitale, se siano stati pagati i debiti del circolo di Nuova Ostia e di altre sedi del PD.

E’ verosimile che Tassone e D’Ausilio operassero in piena solitudine e che nessuno, all’interno del partito, sapesse quello che facevano?
Una risposta la fornisce Orfini. "Lei mi ha chiesto se avessimo sospetti di un rapporto di Tassone con i clan. Nel momento in cui fai un'operazione del genere, cioè chiedi quel tipo di impegno e quello sforzo, e vedi – cito il senatore Esposito – tremare le gambe di colui a cui lo chiedi, dentro di te pensi due cose: o che ci sono rapporti strani, o che, in maniera assolutamente legittima, costui ha paura, perché lanciare una sfida di quel tipo è anche rischioso in un territorio come quello di Ostia. Che fosse la prima o che fosse la seconda l'analisi corretta, a un certo punto abbiamo deciso che non si poteva andare avanti, perché comunque Tassone non era la persona giusta per fare quella battaglia. Pertanto, abbiamo deciso di chiedergli formalmente, politicamente, di interrompere quell'esperienza e di non ritirare le dimissioni".

I rapporti di Tassone con Mauro Balini (patron del Porto di Ostia, arrestato il 29 luglio 2015 e poi scarcerato), di Tassone con Salvatore Buzzi, di Tassone con Claudio Saccotelli (ex Direttore del Municipio X), tutti in qualche modo collegati (secondo le indagini rese note) ai clan di Ostia, non hanno più preoccupato il PD e neppure smosso un solo articolo da parte di Federica Angeli, anche lei ostiense, per La Repubblica.
In compenso nell’ultimo anno lo sport preferito del PD e di certa stampa vicina al partito, è stato quello di gettare fango su Ostia per poi concentrarsi sul M5S, che ad Ostia ha stravinto.

Sulla vicenda Tassone era stato informato persino Matteo Renzi. "Mi ha chiesto se Renzi fosse informato di questa vicenda? - ha dichiarato Orfini - Ovviamente non è stato informato passo passo di tutti gli sviluppi. Nel momento in cui decidemmo di dimettere Tassone, è stato informato della scelta e anche delle ragioni, ossia che non eravamo più sicuri dell'affidabilità su quel terreno del presidente Tassone".
Peccato che Tassone sia stato fatto dimettere dopo 4 mesi dalla pubblicazione delle intercettazioni cioè lo stesso giorno (18 marzo 2015) in cui il Procuratore Capo, Giuseppe Pignatone, firmava gli arresti in carcere, divenuti poi effettivi, ma ai domiciliari, solo il 4 giugno 2015.

E poi più nulla. Solo silenzio, quello dei Commissari che sembrano aver commissariato solo la trasparenza all’interno del proprio partito, mentre gridano in questi giorni “sincerità!” ai grillini.

mercoledì 24 agosto 2016

ODG, IACOPINO E L’ “ASSUNZIONE DI RESPONSABILITA’ ANCHE SUI SOCIAL”.

Angeli e Tassone (PD) al premio "Donna dell'anno"


Siamo abbastanza soddisfatti della risposta su twitter del Presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino, al nostro comunicato del 22 Agosto (LINK). Riconosciamo lo sforzo volto a “riparare l’errore”, che ha coinvolto anche un Suo associato.  E siamo ancora più contenti di leggere le parole di Federica Angeli, cronista di nera e giudiziaria per La Repubblica, che sul suo account tw scrive: “Assunzione di responsabilità sempre e comunque. Anche sui social”, perché, come ha scritto un utente “Web non è zona franca. Ma un giornalista ha doppia responsabilità”.  

Ci auguriamo dunque che il Presidente voglia almeno esprimersi anche su una serie di esposti all’Ordine che presiede, presentati nel corso degli ultimi 3 anni, nei confronti della giornalista de La Repubblica Federica Angeli, che ha, ad avviso dei proponenti, violato più volte la Carta dei Doveri.  
A prescindere dalle questioni penali, la cui valutazione non coinvolge il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti, chiediamo a Dott. Iacopino se da un punto di vista etico e morale la Sua iscritta, Federica Angeli, abbia avuto in questi ultimi anni un comportamento consono al ruolo che ricopre.

E’ obbligo dei giornalisti osservare
"la norma di legge dettata a tutela della personalità altrui", promuovere lo spirito di collaborazione tra colleghi, la cooperazione fra giornalisti ed editori, e la fiducia tra la stampa e i lettori", ottemperare al "dovere fondamentale di rispettare la persona, la sua dignità, il suo diritto alla riservatezza, non discriminando le persone per le condizioni fisiche o mentali e le opinioni politiche", e non scrivendo "riferimenti discriminatori, ingiuriosi e denigratori che attengono alla sfera privata" e lavorativa delle persone.

Ebbene, su facebook, in modalità pubblica (e dunque visibile a chiunque), pochi mesi dopo aver ritirato il premio di “Donna dell’anno” dalle mani di Andrea Tassone (PD), arrestato nell’inchiesta Mondo di Mezzo di Mafia Capitale, la Sua iscritta Angeli scriveva: “dai tutti insieme un applauso a questa piccola (nome e cognome giornalista X, che noi non riportiamo per rispetto ad una sua associata) che ha vinto una targa nel 2010, molto prima di me e con molti più meriti di me!!!! (mortacci che gente)”. E poi proseguiva scrivendo “scusa però mi sa che ti sei persa l'intervento del direttore di (nome della testata più nome e cognome della Giornalista C, che non riportiamo per rispetto ad un’altra Sua associata), moglie del proprietario di (nome della testata) [FALSO, n.d.r. di Luna Nuova] e dunque diventata sicuramente per meriti direttore, o comunque con estrema fatica, un po' come noi . Rispondeva l’utente A: “che stoccata verso (nome e cognome della Giornalista C)
F. Angeli: “guardate i premi della (cognome della giornalista C) ma di che stiamo parlando...io a quello dell'anfass non c'arriverò mai... su quella della Lipu....sorvolo!!!!”
Utente A: “ahahhaha quanto rido per la lipu.... :-)”
F. Angeli: “quello della Lipu è meraviglioso!!!” “posso fare una domanda sulla Lipu?”
Utente A: “falla”
F. Angeli: “La domanda è: il riconoscimento della Lipu, in cosa consiste?” “Ok, mi sono informata. So cosa ha vinto con la Lipu (nome e cognome Giornalista C)
Utente A: “ha dato una mano agli uccelli in via di estinzione...”
F. Angeli “ahahahahaha” “gli uccelli le hanno dato una mano quando ha vinto il premio”.
Utente A: “è una donna fine....” “ma l'uccellin della commare c'era alla premiazione? o si è estinto?”
F. Angeli: “è sparito, con la premiata della Lipu. e con questa vi saluto”
Utente A: “ahahahaha”
Utente B: “Federica, non ci credo che non vuoi na targa per gli uccelli...che delusione...cmq quanta "povera" gente che c'è al mondo...ma queste non hanno un azzo da fare nella vita eh?”
Utente A: “hanno fatto un figlio. il pulcino pio”
F. Angeli: “ahahahaha. (nome utente B) ma io il premio della Lipu me lo compro! o meglio: l'ho già vinto quando sono venuta al mondo …. ma sti cazzi alla fine intanto fino all'8 marzo 2015 la donna dell'anno sono io e non ce n'è per nessuna
Utente B: “ne hanno presi troppo pochi, evidentemente... ti rispondo con la mia solita finezza ;-)”
Utente A: “fai un altra inchiesta ti prego”
F. Angeli: “comunque ora sul premio Lipu mi sono intestardita e voglio andare fino in fondo!!!”

Questa conversazione, ben più volgare del titolo “Il trio delle cicciottelle”, contro una Sua associata da parte di una professionista  che ha preso il premio “Donna dell’anno”, è stata indirizzata ad una donna dell’informazione, volto noto ad Ostia e non solo. Sempre negli stessi giorni, rivolgendosi ad un altro Suo associato, notissimo professionista dell’informazione, scriveva: "PER (nome e cognome del giornalista Y, che noi non riportiamo per rispetto ad un suo associato) DA FEDERICA ANGELI - Mi spiace non potermi dedicare ad Ostia per darti lezioni di giornalismo. Avresti molto da imparare. Purtroppo ho casi nazionali da seguire non minchiate. Sei una persona piccola. Arrenditi. Sei un meschino, mio caro piccolo cronista di cui nessuno sa davvero il poco spessore umano e professionale che nascondi. Sei scandaloso. Vergognati. Almeno una volta ogni due mesi. POTETE CONDIVIDERE. GRAZIE"  e poi proseguiva nel definirlo “Colluso” “Fazioso” “Mister Merda” “meschino” “piccolo uomo” “mavattelapijainderculo” “Se ci sei tu ok. Basta che non ci sia (cognome Giornalista Y) che non si può leggere … Lo dice anche la barista sotto casa mia … ah dottore’ ma lei lo conosce? Beh allora lei glielo dica che nun se po’ legge sto (cognome Giornalista Y). Imparerà. E’ alle prime armi il ragazzo, si farà …" “ma del resto da uno che plaude (nome e cognome Giornalista Y), cosa ci si può aspettare?"
Intervenire sulla “realtà per creare immagini artificiose, non parlando dei fatti e non producendo prove” è una violazione della Carta dei Doveri. Ebbene, sempre a titolo meramente esemplificativo, Le chiediamo un Suo parere nei seguenti casi:
 
1) La giornalista Federica Angeli ha sostenuto, sempre su web, nello specifico sulla sua pagina fan di facebook che è pubblica (oltre che sul suo account TW collegato a Fb, che conta oltre 28.000 follower), di aver visto enl 2014 sulla scrivania del Procuratore Capo, G. Pignatone, un avviso di garanzia per 416bis rivolto ad un cittadino impegnato da anni nel sociale. Un falso, dato che alla data odierna, 23 agosto 2016, il cittadino (di cui non riportiamo il nome per rispetto alla sua persona), non ha mai ricevuto alcun avviso di garanzia per 416bis. Non solo. Sempre questo cittadino è stato oggetto di un altro falso della Angeli, riportato non solo su web ma anche sul suo libro “Io non taccio”,
e cioè che era stato denunciato dall’ex minisindaco, Andrea Tassone (PD, arrestato nell'inchiesta Mondo di Mezzo di Mafia Capitale) per “minacce”. Dagli atti della Procura Tassone aveva denunciato il cittadino per diffamazione e non per minacce e il PM Sergio Colaiocco ha chiesto l’archiviazione, archiviazione alla quale Tassone non si è opposto. La Angeli ha sostenuto per mesi e mesi di aver visto non solo la denuncia, ma anche il ‘corpo del reato’, cioè la minaccia.
 
2) La Sua associata, Federica Angeli, si è così espressa nei confronti dei commercianti che protestavano contro la pedonalizzazione, voluta dall’ex minisindaco arrestato, Andrea Tassone (PD), per l’assenza di concertazione e grave perdita di incassi, scrivendo:
"Sono rimasti da soli. E ora gli tornerà addosso tutto il fango e il veleno sparso con la potenza dello Tsunami. Psicolabili, sociopatici, che usano mezzi mafiosi per intimidire chi fa bene il suo lavoro. Guai a chi vi tocca Sesa (capogruppo del PD sotto la giunta Tassone, n.d.r.). La migliore amministrazione che abbia mai visto [...] i trombati starebbero bene in carcere. Solo lì” e seguitava a scrivere Quanto hanno fatto oggi 12 persone [FALSO, almeno 120 n.d.r. di Luna Nuova, visibile su youtube] inscenando una lugubre manifestazione contro il tuo (riferito a Tassone n.d.r. di Luna Nuova) impegno è scandaloso".

Come Lei ben sa, Presidente Iacopino, il giornalista “deve rispettare, coltivare e difendere il diritto all'informazione di tutti i cittadini; per questo ricerca e diffonde ogni notizia o informazione che ritenga di pubblico interesse, nel rispetto della verità e con la maggiore accuratezza possibile. Il giornalista ricerca e diffonde le notizie di pubblico interesse nonostante gli ostacoli che possono essere frapposti al suo lavoro e compie ogni sforzo per garantire al cittadino la conoscenza ed il controllo degli atti pubblici”. A tale proposito, Le chiediamo se questo dovere sia stato violato dalla giornalista Federica Angeli ad esempio nel seguente caso (che riportiamo sempre a titolo meramente esemplificativo): Con delibera di Giunta, il Municipio X, a guida Tassone, ha concesso un terreno destinato ad un asilo nido e ad una materna ad un privato che ha realizzato un parcheggio a servizio del suo supermercato e per questa ragione la Magistratura ha fatto sequestrare l’area. Uno scandalo denunciato dai comitati di quartiere. A questo episodio si sono aggiunti: la non ratifica del Protocollo dell'associazione antimafia DaSud da parte della giunta municipale; l'assenza di promozione di buone pratiche nella lotta alle mafie nel Municipio X, a partire dalla gestione degli appalti pubblici; il caos sul bando delle spiagge libere e l’affidamento diretto di spiagge; la movimentazione occulta della sabbia; i lavori in somma urgenza su tutte le opere stradali; discutibili cambi di destinazione d’uso da pubblico a privato; scelte non partecipate con la cittadinanza; appalti controversi in ambito di cultura e sociale e soprattutto la poca trasparenza dell’allora amministrazione targata PD. La giornalista Federica Angeli, premiata da quella amministrazione come “Donna dell’anno”, non scriverà nemmeno una riga su tutto questo (cosa legittima), ma scriverà sulla sua pagina fan in quei giorni, rivolgendosi al minisindaco, poi arrestato, Tassone: “La migliore amministrazione che abbia mai visto” falsa l’accusa “di fare il gioco dei potenti, di gestire il bene pubblico come fosse bene privato e di fare il gioco del malaffare, proseguendo quanto avevano fatto i predecessori”. Il marcio “Non c'era e non c’è”. “Ho osservato il tuo lavoro di questi mesi. La tua onestà e il tuo dire no a pressioni e lobby non l’ho mai trovata in nessun politico”. “Vai avanti così. Sei davvero grande. Pulito. Forte. Determinato”. “Viva te e il tuo staff. Perché ci avete dimostrato che la politica è pulita. Sempre a fianco di chi si batte per il bene di un quartiere per troppo tempo abituato a favoritismi e mafiosità. Grazie a nome dei tantissimi che sono con te”. E poi ancora: “"Sono tutte cazzate. Su Andrea Tassone metto io la mano sul fuoco. È di un onestà intellettuale imbarazzante. Come è andata la questione Tassone lo sappiamo bene tutti. Poi ci sono i vili che da oltre un anno lo vogliono fuori che hanno fatto di queste intercettazioni un uso strumentale e politico di bassa lega. In ogni caso tu fidati solo della Procura. E ragiona: se ci fossero stati gravi indizi di colpevolezza contro Tassone, Pignatone lo avrebbe indagato. Non l'ha fatto. Perché Tassone è uno che la mafia la combatte davvero. Diciamo che il fatto già non sussiste. È finito nel tritacarne della stampa. A Buzzi ha chiesto di assumere a 350 euro un disgraziato di Acilia che aveva perso il posto di lavoro per raccogliere foglie. E siccome io le carte le ho lette e la giudiziaria la faccio da venti anni so di cosa parlo. Andrea Tassone è pulito." Poi, dopo le dimissioni di Tassone, avvenute prima dell'arresto del 4 giugno 2015, la Sua associata, Federica Angeli, cambia versione, affermando “di aver saputo “tutto fin dall'inizio”, ma di aver 'bluffato' per smascherarlo per poi ricambiare versione sostenendo che era stata raggirata da Tassone. Non lo aveva dunque smascherato, ma era stata raggirata. Sembra quasi un inganno della fede pubblica.

E’ obbligo inderogabile del giornalista il rispetto della verità sostanziale dei fatti.
Il dovere più pregnante del giornalista e caposaldo del diritto di cronaca è il dovere di verità, considerato sia dalla L. n. 69/1963 che dalla stessa Carta dei Doveri quale obbligo inderogabile”. Su questo punto Le chiediamo di darci la Sua opinione sui seguenti fatti (sempre a titolo meramente esemplificativo).

Ad un certo punto, sulla pagina fan di Federica Angeli è stato pubblicato un documento in formato immagine, con il seguente testo "Il documento dell'FBI con l'arresto in USA di X” (come negli altri casi non scriveremo il nome per esteso). Il documento, quasi illeggibile, riportava però chiaramente in alto a destra la seguente dicitura "Record of deportable/inadmissible alien". Dunque, non era un documento di arresto dell'FBI, bensì un documento statunitense, interno ICE, compilato da un INS prosecutor, impiegato nella 'homeland security'. Come gli operatori dell’informazione sanno, nessuna agenzia americana invia notizie a giornalisti su notizie di reato per iscritto, tanto meno su carta intestata. Tali informazioni passerebbero al limite tra le competenti forze di polizia in maniera informale in assenza di rogatoria internazionale, ma sicuramente non vengono inviate su carta intestata. La probabile soffiata da parte di un agente dell'FBI ad un giornalista ci potrebbe forse anche essere, ma non se ne comprende l'importanza della notizia nel caso specifico se non per una vicinanza e conoscenza personale e comunque una soffiata è una soffiata e non certo su carta intestata. L'FBI non si occupa di espulsioni di cittadini stranieri in prima persona, anche se ciò non toglie che possa detenere informazioni che altre agenzia producono, tipo ad esempio la polizia di frontiera oppure la 'homeland security' (come in questo caso).  In tutti i casi la pubblicazione attinenti notizie riservate di persone fisiche sottostanno alla legge sulla privacy IPP negli Stati Uniti e le pene per la divulgazione di tali informazioni sono molto severe. E' difficile per gli stessi americani che lavorano in enti amministrativi sapere dai colleghi le ragioni di un rifiuto di un semplice visto e per altro loro non sono autorizzati a rivelarlo a terzi pena anche il licenziamento. Sono notizie che non possono essere divulgate al di fuori dell'ufficio competente, come in questo caso, essendo un documento interno. Inoltre, un impiegato che ha accesso a notizie attinenti la privacy è monitorato negli accessi e può venire a conoscenza di notizie solo se sono attinenti al suo lavoro. Non può fare una ricerca nei database per esempio senza essere autorizzato. Se la notizia fosse vera e la persona fosse stata espulsa per aver commesso un reato ci dovrebbe essere obbligatoriamente allegata al record una sentenza. La sentenza è pubblica (ma noi non l'abbiamo trovata), ma l'FBI con le sentenze non c'entra niente. Il record in oggetto precede caso mai la sentenza di espulsione. È di fatto il rapporto che si prepara con le notizie di reato. Aggiungiamo che il modulo della 'homeland security', viene redatto anche per chi rimane negli USA dopo la scadenza del permesso di soggiorno. Se vengono compiuti ulteriori reati nel territorio statunitense, al documento in oggetto verrebbero aggiunti degli allegati.
Quindi la pubblicazione di un tale atto non è legale anche se il documento fosse vero. Non è pubblico e non è pubblicabile. Il fatto che su Internet si trovino documenti analoghi è irrilevante in quanto, come è facile verificare, non si riesce a risalire alla fonte, cioè a chi li ha postati e sono documenti identici a quello in ipotesi, documenti prodotti dall' 'homeland security' e non dall'FBI. Dunque, non è un documento di arresto da parte dell'FBI, non è pubblico e non è pubblicabile.

Proseguiamo con un altro esempio. Dal 2013 la sua associata, Federica Angeli, fa piovere patenti di mafiosità come nel periodo dei monsoni. Dare del mafioso a qualcuno senza prove è un reato. La Angeli da moltissimi mesi asserisce che Luna Nuova sia un'associazione antimafia costituitasi allo scopo di trarre profitto, arrivando a sostenere, in tandem con il Sen. del PD, Stefano Esposito, che Luna Nuova si fosse costituita parte civile alla prima udienza del processo Mafia-Capitale. L’elenco delle 52 associazioni/enti che lo hanno fatto è pubblico e ovviamente Luna Nuova non c'è, semplicemente perché non solo non è un'associazione antimafia, ma neppure un'associazione, come è ben specificato sul blog di Luna Nuova (LINK) e come ben sa la sua associata dal 2013. E’ solo un manifesto sottoscritto da oltre 900 cittadini. Non torniamo sulla questione del comunicato della Questura che riteniamo chiarita.

Sempre a proposito dell’obbligo inderogabile della verità, la sua associata, Federica Angeli, ha affermato che  "Io non posso andare più in nessun stabilimento di Ostia da quando vivo così". Peccato che mentre lo scriveva frequentava un notissimo stabilimento balneare, “Il Venezia”, con la sua famiglia. Perché negarlo quando decine di persone sono state testimoni oculari? Per altro, la Angeli ha frequentato per anni lo stabilimento Village dei Fasciani (l'unico clan sino ad oggi condannato per Mafia), tanto che la Angeli ha scritto più volte sul loro conto, riconoscendone addirittura "un codice d'onore [...] perché credimi, i Fasciani sono solo più esposti di altri. E quelli con un codice d'onore vero, che i Triassi e gli Spada non avranno mai" e ottenendo apprezzamenti pubblici di Silvia Fasciani e manifestando l'interesse di scrivere un libro con loro.
 
Sull’uso disinvolto delle fonti della Sua associata abbiamo già parlato. Triste vedere che la battaglia che Lei, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti, vuole portare avanti contro i fake sul web, abbia visto la Sua associata utilizzarli per confezionare articoli per La Repubblica, motivo per cui è stata denunciata all’Ordine per violazione della Carta di Treviso sulla tutela dei minori e della Carta dei Doveri dei Giornalisti, senza ricevere alcuna risposta (LINK). Ci chiediamo, inoltre, come molti cittadini del Municipio X, perché la Angeli sostenga che il reato di diffamazione non esista per facebook USA, cosa che, come sanno tutti, è una baggianata. Se facebook può avere un differente metro di misura sulla questione della diffamazione, ce l’ha invece molto chiaro (e su questo è rigido) nei confronti dell’incitamento all’odio. Proprio con tale motivazione la pagina della Sua assistita Angeli è stata oscurata per oltre due settimane e molti suoi post sono stati cancellati “per incitamento all’odio”, post che evitiamo di riportare perché particolarmente gravi e oggetto di indagini molto delicate da parte degli organi inquirenti.

Ci fermiamo qui. Attendiamo fiduciosi un Suo parere, nei termini e nei modi che riterrà opportuni, ma siamo certi, che come accaduto il 22/08, non mancherà di valutare quanto da noi esposto, fatti  di cui abbiamo le c.d. ‘pezze d’appoggio’ e rimaniamo a Sua disposizione per la documentazione, se lo riterrà opportuno. Riportare dei fatti non è reato di diffamazione, come afferma invece la Angeli che ha qualche problema evidente con il diritto di critica.  Il rapporto di fiducia tra gli organi d'informazione e i cittadini è la base del lavoro di ogni giornalista, ma anche dei cittadini che vogliono impegnarsi nel sociale. Valori di verità, di lealtà, che noi condividiamo e cerchiamo di applicare ogni giorno negli spazi di resistenza. Nessuno si deve sentire intoccabile, né può pensare di dire o fare quello che vuole impunemente, soprattutto un giornalista. Ciascuno deve assumersi la proprie responsabilità, soprattutto quelle etiche e morali, sempre e comunque. Anche sui social, appunto.

lunedì 22 agosto 2016

I MAFIOSI E LA DIFFAMAZIONE DI IACOPINO, PRESIDENTE ORDINE DEI GIORNALISTI


In data 21 Agosto 2016, alle 20:45, il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino, ha scritto sul suo account twitter una frase molto grave: “SETTE MAFIOSI DEL WEB colpiti. Insopportabili e vili”, allegando un comunicato della questuraufficiostampa.rm@poliziadistato.it, datato 9 marzo 2016, comunicato che è stato rimosso dalla Questura perché conteneva una serie di affermazioni false, oltre a violare il segreto istruttorio.

Incomprensibile dunque la frase di Iacopino, soprattutto perché il comunicato della Questura non parlava di “mafiosi”, ma di reato di diffamazione. Non solo a distanza di quasi 6 mesi alcune delle persone citate non hanno ricevuto, contrariamente a quanto si sosteneva nel comunicato, alcuna notifica di informazione di garanzia sul diritto di difesa, ma nemmeno il decreto di sequestro preventivo dei loro profili facebook. A tutt’oggi (come avrebbe potuto facilmente verificare Iacopino a prescindere dunque dalle nostre sollecitazioni), non è stato oscurato alcun profilo, nemmeno quello di Luna Nuova che ha chiesto per ore al Presidente dell’Ordine dei Giornalisti di “riparare all’errore” dovere previsto dai precetti deontologici, cosa che Iacopino non ha fatto nonostante Luna Nuova avesse inviato un comunicato stampa di chiarimento il 15 marzo 2016 (LINK). Informiamo Iacopino che il reato di diffamazione esiste per facebook, anche negli Stati Uniti, che per i “7 mafiosi” non è stata mai chiesta la rogatoria internazionale e che la Polizia Postale (fonte accesso agli atti) non ha proceduto a fare alcuna indagine su nessuno dei “7 MAFIOSI” per diffamazione.

A rendere la cosa ancora più grave è il fatto che uno dei “SETTE MAFIOSI DEL WEB” è il giornalista Giulio Mancini de Il Messaggero, iscritto all’Ordine di cui Iacopino è Presidente, che ha vinto il ricorso al Tribunale di Riesame sul decreto di sequestro preventivo del suo account facebook.
A questo punto abbiamo chiesto pubblicamente a Iacopino a chi dovesse essere inviata la segnalazione all’Ordine sul suo comportamento, in palese violazione di diversi articoli del Codice Deontologico, non ricevendo alcuna risposta.

A prescindere dalla gravità dell’affermazione di Iacopino (ricordiamo che dare del mafioso è reato e che esistono delle sedi opportune per le denunce), ricordiamo che l’Ordine dei Giornalisti è un ente pubblico a struttura associativa e che il Presidente dovrebbe essere ‘super-partes’, garante del Codice Deontologico, e che non dovrebbe mai ledere la dignità professionale di un suo associato per difendere quella di un’altra associata. Inoltre, gli ricordiamo che è Presidente di un Ordine, non un Giudice dei Tribunale; che in Italia esistono tre gradi di giudizio; che non è nemmeno una portinaia che dice parole in libertà. E’ suo dovere, per il ruolo che ricopre, il rispetto della verità dei fatti. Mentre tra i “7 mafiosi” ci sono persone nel cui ex 335 (notizie di reato) non risulta alcuna iscrizione nel registro degli indagati dopo quasi 6 mesi, la sua iscritta, Federica Angeli, è indagata dal 2014 per reati commessi nei confronti di alcuni dei “7 mafiosi”, in particolare art. 595 co 3 c.p.p., art. 660 c.p.p., art. 612bis c.p.p., art. 368 c.p.p. e che le è stato notificato recentemente il 415bis c.p.p..
Infine, in merito alla sua battaglia contro i fake su web facciamo presente che sempre la sua iscritta ha confezionato articoli per La Repubblica utilizzando come fonte dei fake (guarda caso iscritti del PD), regolarmente denunciati all’Ordine che presiede, su cui ovviamente non ha dato risposta.
Ci pare evidente che Iacopino (che "sognava di fare il magistrato ma che forse non ne aveva le qualità", sua cit.) non sia, alla luce dei fatti, una figura di garanzia per i suoi associati, oltre che per i lettori. Oggi è toccato al giornalista Giulio Mancini, domani chissà. Poi ci sarebbero i cittadini che lottano per mantenere luoghi di resistenza, ma per Iacopino non contano, li si può definire "mafiosi" a sbafo.

domenica 3 aprile 2016

OSTIA, VILLAGE: UNINDUSTRIA E LA 'DISTRAZIONE' DI SABELLA



Le strutture dello stabilimento Village costituiscono un'eccellenza sul Litorale. Dopo il sequestro avvenuto nel 2013, il Comune di Roma, ma più propriamente il Municipio X, avrebbe dovuto non solo tutelare il bene, ma garantirne soprattutto l’uso sociale, come previsto dalla Delibera di Giunta Capitolina nr.311 del 24/10/2014 [1]. La Delibera, promossa dall'ex vice-sindaco Luigi Nieri, è stata completamente disattesa nei contenuti dall'Assessore alla Legalità e ai Beni Confiscati alla Mafia, Alfonso Sabella, insediatosi al Comune di Roma il 23 dicembre 2014, e dal 29 aprile 2015 all'8 settembre 2015 anche "delegato all'esercizio sostitutivo delle funzioni amministrative di Presidente del Municipio Roma X". Mentre era concentrato a portare avanti sul Litorale “le ruspe della legalità” nel nome dell’antimafia, con l’obiettivo di restituire ai cittadini ciò che la criminalità e la cattiva politica avevano tolto, si ‘distrae’ inspiegabilmente sull’unico caso di sequestro e poi confisca per mafia ad Ostia. Addirittura non dispone nemmeno la decadenza della concessione del Village in autotutela, cosa singolare per un “mafia hunter”.

Dopo la nostra denuncia pubblica sulla irregolarità con cui il Municipio X ha autorizzato l’Hesperia srl a condurre lo stabilimento Village [2], il 21 marzo scorso è saltata la sua inaugurazione ufficialmente per “mancanza di documenti”. Il Municipio X, guidato da una Commissione Prefettizia, ha preso atto che la procedura di assegnazione del Village, nata sotto Sabella, non era regolare.

A confermarlo è anche Stefano Cenci di Unindustria: "Seguo il progetto di riapertura del Village dal 6 maggio 2014 ed ho supportato i colleghi che per i prossimi 3 anni hanno, dopo una scrupolosa selezione che le amministrazioni competenti hanno effettuato, la responsabilità di riaprire questo stabilimento. Tale riapertura è avvenuta nel rispetto delle regole, che ripeto, sono state definite dalle leggi in materia e applicate dalle Autorità competenti". I 'colleghi', cui si riferisce Stefano Cenci, proprietari dell'Hesperia srl, sono Lucio Fabi e Filippo Penelaggi, quest'ultimo consigliere della Inmatica Spa, società di cui Stefano Cenci era amministratore delegato e socio dal 1989 al 1996 (anche il sito web http://www.ostiavillage.it/ è stato realizzato dalla Inmatica SpA). Per l'Hesperia srl il Village è un vero e proprio colpaccio: prende in affitto per tre anni tutta la struttura (bar, pizzeria, yogurtheria, ristorante, spiaggia e servizi) all'irrisoria cifra di 10.000 euro al mese!

Ma qualcosa non torna. Il Village è stato confiscato il 30 gennaio 2015 [3]. Perché allora Cenci afferma che segue "il progetto di riapertura del Village dal 6 maggio 2014", cioè quando ancora risultava solo sequestrato? Ricordiamo che in data 10 marzo 2014 è stato sottoscritto un "Protocollo d'intesa per la gestione dei beni sequestrati e confiscati" tra il Tribunale di Roma, Unindustria ed altri soggetti. Il protocollo prevedeva l'impegno di Unindustria a rendere "disponibile tutto il patrimonio di conoscenze e competenze sviluppato nell'ambito della propria attività" ai fini di superare, affiancando l'amministratore giudiziario, "le molteplici problematiche connesse alla gestione dei beni sequestrati", soprattutto quelle relative al profilo occupazionale. Invece nulla di tutto questo si è realizzato perché durante la fase di sequestro, avvenuto a luglio 2013, nessuno si è interessato del Village, che è stato lasciato in abbandono. Solo dopo la sentenza provvisoria di confisca (30 gennaio 2015) e la nomina del dr. Massimo Iannuzzi a Coadiutore dell'ANBSC, si è mossa Unindustria non mettendo però a disposizione le proprie competenze alla società vincitrice di una “scrupolosa selezione”, come previsto dal protocollo, ma segnalando direttamente al Tribunale di Roma una società di suo gradimento, l'Hesperia srl appunto, costituitasi solo 2 mesi prima dell'assegnazione.

Persino l'Assessore alla Legalità della Regione Lazio, Concettina Ciminiello, aveva ribadito che il protocollo firmato il 10 Marzo 2014 prevedeva l’uso sociale dei beni sequestrati e confiscati alle mafie. Il protocollo era stato promosso addirittura dal Presidente della Terza Sezione Penale del Tribunale di Roma, Guglielmo Muntoni, che già in data 11 marzo 2014, in Commissione parlamentare antimafia, aveva lamentato come il Tribunale di Roma stava gestendo un numero spropositato di immobili. Secondo i dati del sistema Sippi (Sistema informativo prefetture e procure d'Italia)infatti, risultavano al momento ben 1.052 immobili, 476 aziende, 362 veicoli e varie imbarcazioni. Insomma, un grande ‘business’.

Stefano Cenci però non è soltanto l'artefice della discussa assegnazione alla Hesperia srl dello stabilimento Village, confiscato in via provvisoria ai Fasciani il 30 gennaio 2015, ma è anche delegato di Unindustria per l'Autorità portuale di Civitavecchia, Presidente della sede Unindustria di Civitavecchia e promotore de "la trasformazione di 127 ettari di terreni oggi agricoli in un’area al servizio del porto dove allocare insediamenti per attività produttive e legate ai traffici portuali". Ma gli affari di Unindustria sul Litorale laziale sono ancora più grandi. In ballo infatti c’è l’ampliamento dello scalo crocieristico e la costruzione di un nuovo terminal container nel porto di Civitavecchia, la realizzazione di un’area franca nel retroporto, l’avvio di un district-park e di nuovi collegamenti ferroviari, un nuovo porto commerciale a Fiumicino oltre agli interventi di ampliamento della banchina e dragaggi per lo scalo di Gaeta. "Tutte opere che Unindustria, sotto la guida del presidente Maurizio Stirpe, ha sostenuto, anche a livello governativo,  collaborando sia con l’Autorità portuale di Civitavecchia, guidata da Pasqualino Monti, sia con la Regione Lazio", per un giro di affari di oltre 1,3 miliardi di euro.

Dunque, l’uso sociale dei beni confiscati non può cadere per legge nella mani di soggetti che operano speculazioni finanziarie e che sono in grado di ‘forzare’ con il loro peso lobbistico le scelte delle amministrazioni a loro vantaggio. E fa specie che ciò sia avvenuto proprio ad Ostia, oggi commissariata per Mafia, con l’illustre ‘distrazione’ di un noto magistrato come Alfonso Sabella, che si era però già ‘distratto’ durante le torture avvenute al G8 di Genova presso la Bolzaneto.
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[1] "Approvazione degli indirizzi per l'affidamento in concessione attraverso procedure di evidenza pubblica dei beni di proprietà di Roma Capitale acquisiti ai sensi del Decreto Legislativo n. 159 del 6 settembre 2011 "Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136".

[2] LINK: OSTIA, MAFIA: AL VILLAGE IL PREMIO ‘FACCIAMO COME CI PARE’.
[3] Procedimento penale n.54911/12 R.G.N.R. - 14008/13 R.G. G.I.P. sentenza n.6846/15 depositata in data 27 aprile 2015.