mercoledì 9 dicembre 2015

LIBERA: CONSULENZE, SOLDI PUBBLICI E VELENI




L'avevano denuciato il M5S, l'avevamo denunciato anche noi in più occasioni (LINK). Per chi vuole capire, approfondire e Libera-rsi dai dogmi.

L’ultimo direttore, Luigi Lochi, è stato eletto da appena un mese e già si ritrova al centro di un conflitto di interessi che nessuno finora a ritenuto di dover affrontare. Il penultimo, Enrico Fontana (sotto la cui egida è nata l'associazione daSud n.d.r.) si è dovuto dimettere all’inizio dell’estate per un incontro con due politici finiti nel calderone di Mafia Capitale. Il terzultimo era una donna, Francesca Rispoli, amica del PD Davide Mattiello, relatore del ddl sulla modifica del 416ter. Anche lei nel settembre 2013 ha dovuto lasciare l’incarico: non aveva segnalato in tempo a Don Ciotti che quella riforma, targata Nazareno, era persino peggiore della norma precedente, esponendolo ad una pubblica retromarcia. Ma non è tutto. A giugno dell’anno scorso si è dimesso pure il Vice Presidente Carlo Andorlini: coinvolto in un’indagine della Corte dei Conti su alcune spese ordinate quando era a capo-gabinetto del Sindaco a Campi Bisenzio, in provincia di Firenze. Uno, due, tre dimissioni ‘imbarazzanti’ nel giro di un anno, strappi consumati in silenzio, senza clamore, all’interno di un’associazione che funziona come una holding da quasi 5 milioni di euro all’anno, e nello stesso tempo viene descritta come una struttura arcaica, chiusa come una setta e riservata fino alla paranoia: quella che lo stesso Presidente Onorario, Nando Dalla Chiesa, definisce “una creatura fondata sul potere carismatico, dove la leadership non si discute”.
La leadership è quella di Don Ciotti e le dimissioni a catena costellano l’ultimo capitolo della storia di Libera, una galassia che raccogli 1.500 associazioni, gestisce 1.400 ettari di terreni confiscati ai boss, ed è considerata il totem indiscusso dell’antimafia sociale. Non solo. Libera è l’invenzione stessa dell’antimafia, che per la prima volta, dopo Capaci e Via D’Amelio, esce dalle aule dei tribunali e si ramifica sul territorio dove ancora fumanti le macerie del tritolo di Cosa Nostra. Vent’anni sono passati dal quel 1995 quando Don Ciotti a Palermo fonda la sua associazione, povera tra i poveri, infiltrandosi nel cuore delle borgate mafiose, nelle case, nelle scuole, per insegnare il rifiuto di Cosa Nostra e del suo strapotere. Ma oggi? Che ne è oggi di teologia della liberazione antimafiosa, di quella visione rivoluzionaria del Vangelo? La sensazione è che tutto sia cambiato, a partire dall’idea stessa di antimafia, oggi fagocitata dal sistema, perché sempre più succube della necessità di assicurarsi risorse finanziarie. Al punto che il Presidente del Senato, Pietro Grasso, recentemente ha voluto ricordare che “serve un’antimafia umile, per un fine comune, che non è certo quello di essere l’associazione più visibile o finanziata”. Lo stesso Don Ciotti ha più volte messo in guardia dai rischi di una banalizzazione dell’impegno contro le cosche: “l’antimafia – ha detto – è ormai una carta di identità, non un fatto di coscienza. Se la eliminassimo, forse sbugiarderemmo quelli che ci hanno costruito sopra una falsa reputazione”. Ma qualcuno osserva che pure Libera , come le altre associazioni che hanno nello Statuto il contrasto alla cultura mafiosa, è diventata una campionessa nel fare incetta di finanziamenti pubblici.
L’organizzazione ha chiuso il bilancio 2014 in attivo di 207.317 euro, con disponibilità liquide pari a 883.431 euro e crediti per 1 milione e 81 mila euro, quasi tutti nei confronti di enti pubblici. La gestione dei beni confiscati, in convenzione con enti come Unioncamere, Telecom, Unicredit, frutta 60 mila euro. Le entrate dei diritti d’autore, 5 per mille, Fondazione Unipolis e raccolta fondi ammontano a 1 milione 268 mila euro.  Solo Unipolis, la Fondazione di Unipol, che fa riferimento alla Lega Coop, sgancia ogni anno 70 mila euro. Poi c’è il capitolo dei finanziamenti europei, come quello del Pon Sicurezza da 1 milione e 416 mila euro, per migliorare la gestione dei beni confiscati, assegnati al Consorzio Sviluppo e Legalità, che raccoglie alcune cooperative della galassia antimafia in provincia di Palermo. Soldi, progetti, Pon, questo è il nuovo alfabeto di Libera, che fa storcere il naso a tanti veterani del volontariato sociale, innamorati del Don Ciotti predicatore di strada e paladino degli ultimi, e un po’ meno attratti dal Don Ciotti manager che oggi ha un’agenda fitta di presentazioni, tavole rotonde e comparsate tv. Nessuno parla apertamente. Ma sono tanti i delusi e gli scontenti che pongono una domanda cruciale: qual è la reale capacità di denuncia di un’antimafia che è appesa ai finanziamenti pubblici e appare sempre più consociativa al potere che tiene i cordoni della borsa? Qualcuno ha persino scritto che i commenti del prete duro e puro sono apparsi piuttosto tiepidi nei confronti delle coop rosse coinvolte negli affari di Mafia Capitale. L’associazione di Don Ciotti rischia di addomesticarsi? E’ per questo che Franco La Torre (ex candidato di Rivoluzione Civile insieme a Gabriella Stramaccioni, Direttrice Nazionale di Libera, che il gossip vuole compagna di Attilio Bolzoni di La Repubblica n.d.r.), ad Assisi, ha lanciato l’allarme sulla scarsa capacità di vigilanza sia a Palermo che a Roma.
Liquidato con un sms di poche righe, il figlio di Pio La Torre (il segretario del PCI siciliano ucciso dalla mafia nel 1982) ha comunicato il suo divorzio da Libera, definendo Don Ciotti un “despota” e sottolineando i limiti di un gruppo dirigente più attento a collezionare prebende che a denunciare le emergenze criminali. Don Luigi nega che l’associazione sia una holding: “Nessuno – dice – sporchi la nostra trasparenza”. Ma i suoi fedelissimi si sono chiusi a riccio. Non parla l’avvocato Enza Rando, dell’Ufficio di Presidenza, che difende i familiari delle vittime di mafia e nel frattempo ha ottenuto una consulenza da 25 mila euro presso al Regione Emilia-Romagna (governata dal PD Stefano Bonaccini) oltre a far parte del cda della Cassa di Risparmio di Modena. Non parla neppure Fontana, lo stesso che La Torre ha additato come uomo simbolo del nuovo corso di Libera: è l’ex consigliere regionale di SeL Lazio che dal 2011 incassa un vitalizio, pur essendo promotore della campagna “Miseria Ladra” contro i vitalizi, e due anni dopo, in piena giunta Polverini, diventa consulente del Presidente del Consiglio regionale PDL, Mario Abbruzzese: 20 mila euro per un progetto antimafia.
E tace soprattutto il neo direttore Lochi, dal 1991 al 1999 dirigente di Sviluppo Italia e poi collaboratore di Invitalia (il suo contratto è scaduto il 31 maggio): l’esperto della gestione dei beni confiscati. Appena 4 giorni dopo la sua nomina, avvenuta l’8 novembre, la Camera ha approvato la c.d. “norma Saguto” che ha scatenato la furia del M5S. Perché? “La nuova legge – hanno spiegato i grillini – stabilisce che le aziende sequestrate, anche di grande rilievo, verranno gestite da Invitalia, erede di Sviluppo Italia, il carrozzone mangiasoldi dello Stato”. La stessa azienda dove ha lavorato per anni il nuovo direttore di Libera. Che dice Lochi? Nulla. E’ la nuova antimafia bellezza! Quella dei pennacchi, dei premi, delle liturgie e delle litanie sommerse da un fiume di denaro.

(Giuseppe Pipitone e Sandra Rizza de Il Fatto Quotidiano, 9 dicembre 2015)   Questo invece il link all'articolo di Francesca Buonfiglioli del 2 dicembre 2015 per Lettera43 dal titolo "Antimafia, Pino Maniaci: "Libera? Ormai è una holding" (LINK)

                

martedì 8 dicembre 2015

OSTIA, BARILLARI (M5S): TALPE E INTIMIDAZIONI

LA TALPA DAL MUSO STELLATO
Non scriveremo alcuna retorica frase di solidarietà sulla grave intimidazione ricevuta da Davide Barillari (M5S) perché Davide Barillari sa da tempo che siamo dalla sua parte e perché non abbiamo bisogno di alcun protagonismo o di schieramenti politici. Siamo però costretti ad esprimerci su questo grave episodio perché lo sciacallaggio è sempre presente e sempre proveniente dalle stesse persone che hanno intimidito fino a ieri Davide Barillari. Ci riferiamo alla peggior parte del PD di Ostia oggi rappresentato da un senatore piemontese toccato da vicino da fatti di 'ndrangheta (Stefano Esposito, già condannato per diffamazione) e da una giornalista di Repubblica (Federica Angeli, anch'essa pregiudicata per diffamazione) che hanno intimidito con la diffamazione Barillari in tutti i modi, definendolo addirittura colluso con i "clan mafiosi di Ostia". Premesso che l'unico clan mafioso di Ostia, riconosciuto tale per sentenza, è quello dei Fasciani, premesso che il Village (stabilimento balneare dei Fasciani) è stato da sempre frequentato da Federica Angeli che aveva ottimi rapporti con tutta la famiglia Fasciani, giungiamo a due conclusioni.
La prima, che se Barillari viene intimidito per la sua lotta per la legalità, come riconosciuto da tutti coloro che gli hanno espresso solidarietà, allora non era vero che fosse colluso con i "clan mafiosi di Ostia". La seconda, che se è accaduto proprio a Barillari, deve essere qualcosa che lo coinvolge in prima persona.
L'atto di denuncia più pesante fatto da Barillari è stato il coordinamento dei contributi raccolti per la redazione della relazione "Mafia e litorale romana: il caso Ostia", presentata lunedì 7 settembre 2015 in Campidoglio (Palazzo Senatorio, Sala del Carroccio ore 11:00), in cui erano presenti e sono intervenuti (nell'ordine): Daniele Frongia (consigliere del Comune di Roma), Marcello De Vito (consigliere del Comune di Roma), Michele Giarusso (Senatore), Davide Barillari (consigliere della Regione Lazio), Paolo Ferrara (ex.consigliere del X Municipio), Silvana Denicolò (consigliere della Regione Lazio), Carla Ruocco (Deputato), Gianluca Perilli (consigliere della Regione Lazio). Tutti d'accordo nel sostenere quanto davanti ai microfoni dichiarato da Barillari in conferenza stampa: "Io vorrei ringraziare innanzitutto i cittadini, le associazioni, le forze dell'ordine attuali e in pensione che hanno contribuito a scrivere questo documento. Questo documento è del M5S ma è come se l'avesse scritto Ostia". (il video)

Poi il documento ha avuto bizzarre vicende in quanto le indiscrezioni pubblicate da un quotidiano sul contenuto della relazione riguardante Federica Angeli, Stefano Esposito e soprattutto l'associazione 'antimafia' Libera, hanno scatenato il putiferio da parte del PD contro Barillari. Chi abbia fatto uscire il documento da dentro il M5S, non pubblico e non ancora consegnato alla Commissione Parlamentare Antimafia, non si sa. Chi lo abbia fatto giungere nelle mani della Angeli, di Esposito e di Libera (cioè del PD), non si sa. Fatto è che il documento è stato rivisto dal M5S. epurato delle parti scomode per il PD e consegnato solo il 4 novembre presso la Commissione Parlamentare Antimafia, presieduta da Rosy Bindi (PD), che non è un organo giudicante ma solo un ente che dovrebbe indagare sul rapporto tra mafia e politica riferendo con regolarità l'esito dei lavori in Parlamento. Dunque, c'era tutto l'interesse del M5S di chiarire i rapporti sul territorio di Ostia tra PD e mafia, soprattutto dopo l'arresto del presidente del X Municipio, Andrea Tassone (PD), legato in maniera molto stretta sia a Federica Angeli che a Stefano Esposito, nonché a Libera.

Lo stesso interesse lo avevano tutti coloro che avevano collaborato con il M5S per stendere la relazione sui fatti di mafia occorsi ad Ostia, in particolar modo quelli tra mafia e politica. Invece i capitoli che interessavano Federica Angeli, Stefano Esposito, Libera e alcuni componenti della giunta Tassone ma anche suoi collaboratori, sono stati stralciati dalla nuova relazione del M5S depositata da Roberta Lombardi il 4 novembre presso la Commissione Parlamentare Antimafia (anche se la Lombardi non ne è una componente). Si è detto che la versione originale fosse una 'bozza'.

Il lavoro della 'talpa' era andato a buon fine, sgretolando quello di Barillari, di Frongia, di Giarrusso, di Ferrara, di De Vito e di tutti gli altri, esponendo Barillari agli insulti intimidatori più pesanti mai visti da parte di Federica Angeli e Stefano Esposito. Non solo, ma la nuova relazione del M5S (mai resa pubblica, dunque segreta) è stata utilizzata martedì 1 dicembre 2015 per un comunicato stampa del M5S in cui si chiede alla Commissione Parlamentare Antimafia "di indagare su tutte le associazioni antimafia di Ostia", dimenticando che la Commissione non può divulgare documenti segreti (art.6, comma 3, legge 132 del 4 agosto 2008). Chi ha firmato quel comunicato, non si sa, ma è uscito in concomitanza con l'intimidazione per la quale tutti oggi esprimono solidarietà a Davide Barillari. Un comunicato che rappresenta un'altra forma di intimidazione, perché è chiaro l'attacco alle associazioni che avevano collaborato, coordinate da Barillari, con il M5S.

Davide Barillari si è speso per sentire Ostia, per portare in Commissione Parlamentare Antimafia una relazione completa, ascoltando cittadini, associazioni e forze dell'ordine, coinvolgendo tutto il M5S di Ostia, del Comune e della Regione, portando in conferenza stampa il Senatore Giarrusso. Un lavoro di squadra non la singola 'vomitata' di uno squallido elemento come Stefano Esposito che difende il marcio del suo PD insultando e intimidendo un territorio di cui non conosce nulla se non la versione di una imbarazzante giornalista, Federica Angeli, da sempre in consorteria con Andrea Tassone, arrestato. Tutto per salvare un marcio PD.

Tanto dovevamo per chiarezza d'informazione e attendiamo, unico mancante, l'espressione di solidarietà a Barillari del deputato Francesco D'Uva (M5S), componente della Commissione Parlamentare Antimafia, visto che il 5 agosto di quest'anno è stato così solerte a sottoscrivere un documento per il presunto e "allarmante incremento degli atti di ostilità nei confronti dei giornalisti", in realtà un dubbio reportage di un dubbio 'osservatorio' del PD.

venerdì 4 dicembre 2015

FEDERICA ANGELI - DAL VILLAGE AL VENEZIA PASSANDO PER VIA DELLE SIRENE

Il dovere più pregnante del giornalista e caposaldo del diritto di cronaca è il dovere di verità, considerato sia dalla L. n. 69/1963 che dalla stessa Carta dei Doveri quale obbligo inderogabile”.

Nel caso della giornalista de La Repubblica, Federica Angeli, le bugie sono all'ordine del giorno. L'ultima in ordine di tempo riguarda la seguente affermazione "Io non posso andare più in nessun stabilimento di Ostia da quando vivo così".
Peccato che la scorsa estate Federica Angeli abbia frequentato lo stabilimento balneare Il Venezia con la sua famiglia, passando il suo tempo a bordo piscina con i mano il cellulare.

La Angeli ha frequanto per anni lo stabilimento Village dei Fasciani (l'unico clan sino ad oggi condannato per Mafia), tanto che la Angeli ha scritto più volte sul loro conto riconoscendone "un codice d'onore [...] perché credimi, i Fasciani sono solo più esposti di altri. E quelli con un codice d'onore vero, che i Triassi e gli Spada non avranno mai" e ottenendo apprezzamenti pubblici di Silvia Fasciani (post che poi è stato rimosso) e manifestando l'interesse di scrivere un libro con loro.

Ci domandiamo perché abbia sempre bisogno di affermare delle falsità pur di tenere il vita la sua figura di 'vittima del sistema mafioso'. Se si frequanta uno stabilimento balneare come Il Venezia (pubblicizzato anche su Repubblica.it), perché negarlo quando centinaia di persone sono testimoni oculari? Agli psichiatri l'ardua sentenza.

venerdì 6 novembre 2015

PROCESSO MAFIA CAPITALE, LE BUGIE DEL TANDEM FEDERICA ANGELI/STEFANO ESPOSITO.

Da mesi il tandem Federica Angeli e il Sen. Stefano Esposito (PD) sostengono che Luna Nuova sia un'associazione antimafia costituitasi allo scopo di trarne profitto.

Ieri, alla prima udienza del processo Mafia-Capitale si sono costituiti in molti (52 tra associazioni ed enti, "pecunia non olet"), ma Luna Nuova non c'era, semplicemente perché non solo non è un'associazione antimafia, ma neppure un'associazione.

Ecco l'elenco completo delle 52 costituende parti civili, tra cui una che rappresenta 37 Rom, con relative motivazioni che pubblicheremo a breve. Tra queste, associazioni antimafia che in questi anni non hanno fatto un solo nome, nemmeno 1 dei 101 della relazione di Gabrielli. Chiedere loro per provare il contrario. Noi, per fortuna, non apperteniamo ai professionisti dell'antimafia, silenti (quando non omertosi) sul territorio quando accadevano fatti dilettuosi e loquaci nelle aule dei Tribunali a chiedere soldi.













giovedì 8 ottobre 2015

OSTIA I FASCIANI E LA FINTA EROINA DELL'ANTIMAFIA . COSI’ IL MENADISMO INQUINA OSTIA


Riportiamo di seguito, letteralmente, due post pubblicati da Federica Angeli. giornalista de La Repubblica, sulla sua pagina Facebook. La Angeli, che ha iniziato la sua carriera professionale in qualità di collaboratore del Giornale di Ostia negli anni in cui nasceva la mafia sul Litorale, ha sempre frequentato con la sua famiglia lo stabilimento balneare della famiglia Fasciani, il Faber Village. Federica Angeli non ha mai scritto contro i Fasciani e non ha mai smentito, neppure oggi 8 ottobre 2015, di aver frequentato consapevolmente il Faber Village con la sua famiglia per anni. E che la Angeli conosce da anni e bene Fabrizio Sinceri.
Riportiamo fedelmente:

FEDERICA ANGELI E I FASCIANI
"Un giorno vado al mare e becco la signora Fasciani, la moglie di don Carmine, il boss di Ostia che fissa un gatto... Mi fa cenno con la mano di avvicinarmi a lei: "Io amo i gatti, e lo sa perché? Per due motivi: er primo è che sono fedeli, er secondo è perché nun parlano". Due giorni prima le avevo detto che stavo lavorando su di loro per un'inchiesta giornalistica sulla malavita a Ostia. Però, ad onor del vero almeno in maniera diretta non mi hanno mai stoppato né scoraggiato o intimidito quando faccio un'inchiesta per me la prima regola è l'onestà... E quando parlai con loro, cercando persino di coinvolgerli con un'intervista, gli spiegai per filo e per segno ciò che stavo facendo e il senso del mio lavoro: ricostruire il malaffare a Ostia arrivando a nomi e cognomi di colletti bianchi che mai erano stati fatti. Gli spiegai che ormai chi loro erano e le inchieste giudiziarie che li avevano coinvolti erano cosa nota a tutti. Ma io volevo di più. La moglie di Carmine Fasciani, ma anche la figlia Sabrina, non ci crederai, mi adoravano. Per la mia onestà e franchezza e consapevoli che ciò che a me interessava non era il traffico di droga in arrivo, ma vedere fino a che punto intorno e malgrado loro la galassia mafia si era mossa. Perché credimi, i Fasciani sono solo più esposti di tanti altri. E quelli con un codice d'onore vero, che i Triassi e gli Spada non avranno mai.
Sabrina Fasciani un giorno mi si avvicinò, mi strinse la mano e mi disse: t'ho sentito al telefono con l'avvocato tuo che gli spiegavi che preferivi essere condannata (cosa che poi è successo, la mia prima e unica condanna per diffamazione a mezzo stampa) piuttosto che fare il nome della fonte (unica cosa che mi avrebbe salvato dalla condanna). Beh...tanto de' cappello (mi disse), tu sei una seria. Altrimenti qua dentro (nello stabilimento) non ce potevi mette piede. E la prima persona a cui Sabrina ha scritto dal carcere, dopo l'arresto a luglio, sono stata io".

Carmine Fasciani è stato il primo condannato per associazione a delinquere di tipo mafioso (416-bis), la prima sentenza da sempre in tutta Roma, dopo una interminabile serie di processi e condanne che partono almeno dal 2001 e che hanno riempito le pagine della cronaca giudiziaria.


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Federica Angeli e le sue imbarazzanti dichiarazioni all'indomani della condanna del clan Fasciani di Ostia: ha negato di conoscere i Fasciani e di averne frequentato lo stabilimento. La giornalista di Repubblica, asservita al PD che andrà sotto processo per mafia capitale il prossimo 5 novembre, frequentava da molto tempo lo stabilimento balneare dei Fasciani (il Village), sapendo benissimo chi fossero. Addirittura, racconta lei stessa, voleva scrivere con loro un libro, riconoscendo a questo clan condannato per mafia "un codice d'onore". Così non si esprime e si comporta chi dice di combattere la mafia.  Invece così si vanta Federica Angeli, amica dell'ex-Presidente del Municipio X, Andrea Tassone, arrestato per mafia capitale, raccontando di Sabrina Fasciani: "È per questo che io ti faccio entrare in questo stabilimento. Te sei una seria, non scrivi cavolate e non dai pugnalate alle spalle. Per questo un giorno, se vorrai, scriveremo un libro insieme. Avrà come titolo: La figlia del boss, ti piace?". Il loro spessore era differente rispetto a quello degli Spada, che invece sono persone senza scrupoli. Che prima o poi te la fanno pagare". 

martedì 6 ottobre 2015

ESPOSITO E ANGELI, COME SI COSTRUISCE UNA MENZOGNA INGANNANDO LA FEDE PUBBLICA

Il Sen. Stefano Esposito (PD) e la giornalista de La Repubblica, Federica Angeli, sembrano due profondi estimatori del manifesto di propaganda prodotto da Goebbels, da cui proviene la frase “una menzogna ripetuta all’infinito diventa verità”.


I FATTI
Il Sen. Stefano Esposito presenta prima della data del 21 luglio 2015, una relazione in Commissione Antimafia sul ‘caso Ostia’. Tra le ‘amene’ menzogne ivi contenute, Esposito scrive: “La giornalista Federica Angeli vive sotto scorta, ricevuta sei ore dopo aver assistito e denunciato lo scontro armato tra i due clan la notte del 16 luglio 2013. Unico caso di una scorta assegnata per “mafia romana” in Italia”.
Peccato che l’operazione Nuova Alba sia del 26 Luglio 2013, cioè una settimana dopo l’assegnazione della scorta, e che la prima sentenza per 416bis a Roma sia datata 29 gennaio 2015. Quindi, fino alla conclamazione in primo grado, cioè  18 mesi dopo, di quale ‘mafia romana’ parla il ‘preveggente’ Sen. Esposito?

Ma le ‘amene menzogne’ non si limitano a questo. Digitando su youtube “Federica Angeli” è possibile trovare diverse interviste alla giornalista de La Repubblica, che negli ultimi mesi compare in TV sempre in tandem con il Sen. Stefano Esposito. Salta all'occhio una cosa: la versione relativa alle motivazione dell’assegnazione della scorta cambia in modo schizofrenico.
Secondo quanto afferma il Sen. Stefano Esposito nella relazione presentata alla Commissione Antimafia,  “Federica Angeli vive sotto scorta per le minacce del clan Spada”, dopo lo “scontro armato” del “16 luglio 2013”. La giornalista invece afferma alcune volte che gli è stata assegnata dopo le sue inchieste, con tanto di presunto sequestro da parte di Armando Spada presso il Cral delle Poste, nello stabilimento più noto come 'Orsa Maggiore'; altre, dopo aver assistito allo scontro a fuoco sotto casa sua tra “da una parte due esponenti del clan Spada, dall’altra parte due uomini del clan Triassi”.  La giornalista per altro cambia versione anche sul quando ha denunciato il presunto sequestro da parte di Armando Spada (che sarebbe avvenuto il 23 maggio): si passa dalle versione “due ore dopo” a “la cronista riferì l’episodio al responsabile dei notiziari online che soprintendeva al suo lavoro e, d’accordo con lui, proseguì l’inchiesta, riservandosi di denunciare i fatti in un secondo tempo” cioè “il 30 maggio”, giorno in cui avrebbe denunciato anche Paolo Papagni per minacce, di cui però non parla più nelle sue numerose interviste televisive. Soprattutto da quando Esposito, insieme al capogruppo PD al Senato, Luigi Enrico Zanda, il 23 Giugno 2015,  ha incontrato “quei balneari vicini a certi poteri criminali”, come li definì lo stesso Esposito, perché il Parlamento italiano, mediante l’art. 34-duodecies del decreto legge 18 ottobre 2012, n. 179, introdotto in sede di conversione dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, ha modificato l’art.1, comma 18, del d.l. 2009 n. 194, ha stabilito la proroga fino al 2020 di tutte le concessioni demaniali.

Insomma, per tornare a Goebbels, “se non puoi negare le cattive notizie, inventane di nuove per distrarre … ” e lui inizia all’identificazione di un (nuovo) avversario in un (nuovo) nemico, l’unico responsabile di tutti i mali, le “finte associazione antimafia”, che ad Ostia sono solo due, regolarmente registrate.
Tornando alla questione ‘Orsa Maggiore’, appare irrilevante la fondatezza o meno delle voci che vorrebbero la denuncia della Angeli sul presunto sequestro avvenuta fuori tempo massimo. Quello che è chiaro è che leggendo le sentenze dei ricorsi in Cassazione proposti da Armando Spada e Aldo Papalini sul caso ‘Orsa Maggiore’, non si fa mai riferimento all'episodio del sequestro di Federica Angeli, né al video con le minacce, nonostante “il quadro indiziario raccolto a carico degli indagati sia fondato sulle dichiarazioni di persone informate sui fatti, sull'apporto di un collaboratore di giustizia, sulle risultanze di operazioni d'intercettazione telefonica e di acquisizioni documentali presso uffici e laboratori d'analisi pubblici e privati”. D'altronde era immaginabile, visto che il Sostituto Procuratore di Roma, Mario Palazzi, titolare dell’inchiesta ‘Orsa Maggiore’, è stato fotografato insieme alla giornalista in posa amicale a febbraio 2015, durante la seconda edizione del Piccolo Atlante della corruzione, foto che è sparita dalla pagina facebook ufficiale.

Anche il Sen. Esposito ama quel genere di propaganda che si limita “ad un piccolo numero di idee e a ripeterle instancabilmente, presentarle sempre sotto diverse prospettive, ma convergendo sempre sullo stesso concetto. Senza dubbi o incertezze”. Sostiene infatti da mesi che è lui ad aver ‘cacciato’ l’ex mini-sindaco Tassone (PD), arrestato per Mafia Capitale. In realtà Esposito è stato inviato ad Ostia il 22 febbraio 2015. Il 18 marzo Tassone, in una conferenza stampa indetta dal commissario romano del partito Matteo Orfini, presente anche il Sen. Stefano Esposito, lancia, in accordo con i due commissari, un “vero ultimatum al sindaco Ignazio Marino: senza aiuti sul litorale le mafie non riusciamo a combatterla da soli” e si dimette invocando le mazzefionde. Esposito addirittura aggiunge che “C’è bisogno di una presenza politica più forte”,  che c’era un dialogo aperto con il sindaco Marino sul tema e da cui si attendevano decisioni  e che “solo a queste condizioni il presidente Tassone può tornare indietro sulla sua decisione “.  Mentre andava in scena questa sceneggiata al Nazareno, quello stesso giorno, il 18 marzo, i PM chiedevano il carcere per Andrea Tassone (e il GIP il 29 maggio concedeva i domiciliari).
Esposito, a questo punto e solo per questo motivo, scarica Andrea Tassone il 24 marzo sui giornali, invitandolo a dimettersi, nonostante Tassone avesse dichiarato "Con il Commissario del PD Roma, Matteo Orfini, abbiamo condiviso la necessità di affidare un ruolo di supervisione al senatore Stefano Esposito”. Orfini ed Esposito hanno sempre negato, fino all'ultimo, che Tassone fosse coinvolto nelle indagini di "Mafia Capitale". Orfini lo aveva dichiarato pubblicamente nel corso della puntata di Ballarò del 2 giugno 2015, addirittura sostenendo che proprio il PD non fosse coinvolto in "Mafia Capitale". Esposito lo aveva scritto su Facebook il 26 maggio, ribadendolo dopo l'arresto: "Tassone non era indagato per mafia capitale, da oggi lo è”.

CONCLUSIONI
La versione tandem Esposito/Angeli nel corso dei mesi si è sottoposta ad un trasformismo senza precedenti, ed ora ripetono instancabilmente che 'sapevano tutto dall’inizio, e per tutto intendono tutto, che c’era bisogno di bluffare per stanare il marcio, e che il loro super-tandem  ha anticipato addirittura la Procura'.
Insomma, siamo di fronte ad un tandem che si esercita ogni giorno in televisione e sui giornali di amici compiacenti nel dimostrare che il manifesto di Goebbels è fondante ed efficace, mettendo in pratica i suoi principi: della semplificazione e del nemico unico, del metodo del contagio, della trasposizione, dell’esagerazione e del travisamento, della volgarizzazione, di orchestrazione, del continuo rinnovamento, della verosimiglianza, del silenziamento, della trasfusione, dell’unanimità.
Ad maiora.

sabato 3 ottobre 2015

FEDERICA ANGELI E L'FBI. L'INGANNO DELLA FEDE PUBBLICA


In data 24 settembre sulla pagina fan di Federica Angeli è stato pubblicato un documento (quasi illeggibile) in formato immagine, con il seguente testo " Il documento dell'FBI con l'arresto in USA di Pascale".

Il documento è autenticamente un mandato di arresto dell’FBI? Qualunque sia la risposta, è un documento pubblico e pubblicabile? In caso negativo, è deontologicamente corretto pubblicare questo genere di documenti?

Il documento è quasi illeggibile, ma si evince chiaramente in alto a destra che si tratta di un "Record of deportable/inadmissible alien". Dunque, non è un documento di arresto dell'FBI, bensì un documento statunitense, interno ICE, compilato da un INS prosecutor, che lavora nella 'homeland security'.

ANNOTAZIONI.
Nessuna agenzia americana invia notizie a giornalisti su notizie di reato per iscritto, tanto meno su carta intestata. Tali informazioni passerebbero al limite tra le competenti forze di polizia in maniera informale in assenza di rogatoria internazionale, ma sicuramente non vengono inviate su carta intestata. La probabile soffiata da parte di un agente dell'FBI ad un giornalista ci potrebbe forse anche essere, ma non se ne comprende l'importanza della notizia sul caso specifico se non per una vicinanza e conoscenza personale e comunque una soffiata è una soffiata e non certo su carta intestata. L'FBI non si occupa di espulsioni di cittadini stranieri in prima persona, anche se ciò non toglie che possa detenere informazioni che altre agenzia producono, tipo ad esempio la polizia di frontiera oppure la 'homeland security' (come in questo caso).
In tutti i casi la pubblicazione attinenti notizie riservate di persone fisiche sottostanno alla legge sulla privacy IPP negli Stati Uniti e le pene per la divulgazione di tali informazioni sono molto severe. E' difficile per gli stessi americani che lavorano in enti amministrativi sapere dai colleghi le ragioni di un rifiuto di un semplice visto e per altro loro non sono autorizzati a rilevarlo a terzi pena anche il licenziamento. Sono notizie che non possono essere divulgate al di fuori dell'ufficio competente, come in questo caso essendo un documento interno. Inoltre, un impiegato che ha accesso a notizie attinenti la privacy è monitorato negli accessi e può venire a conoscenza di notizie solo se sono attinenti al suo lavoro. Non può fare una ricerca nei database per esempio senza essere autorizzato. Se la notizia fosse vera e la persona fosse stata espulsa per aver commesso un reato ci dovrebbe essere obbligatoriamente allegata al record una sentenza. La sentenza è pubblica (ma noi non l'abbiamo trovata), ma l'FBI con le sentenze non c'entra niente. Il record in oggetto precede caso mai la sentenza di espulsione. È di fatto il rapporto che si prepara con le notizie di reato. Aggiungiamo che il modulo della 'homeland security', viene redatto anche per chi rimane negli USA dopo la scadenza del permesso di soggiorno. Se vengono compiuti ulteriori reati nel territorio statunitense, al documento in oggetto verrebbero aggiunti degli allegati.


Quindi la pubblicazione di un tale atto non è legale anche se il documento non fosse falso. Non è pubblico e non è pubblicabile. Il fatto che su Internet si trovino documenti analoghi è irrilevante in quanto, come è facile verificare, non si riesce a risalire alla fonte, cioè a chi li ha postati e sono documenti identici a quello in ipotesi, documenti prodotti dall' 'homeland security' e non dall'FBI. Dunque, non è un documento di arresto da parte dell'FBI, non è pubblico e non è pubblicabile. A che pro dunque è stato postato?



Ecco un esempio di record come quello di Pascale:
https://media.azpm.org/…/…/2011/3/4/pdf/03-03-11_02_14_1.pdf