giovedì 24 settembre 2015

OSTIA, MAFIA: I NOMI NEL DOSSIER DEL M5S PRESENTATO ALL'ANTIMAFIA

Giuseppe Cerasa, capo redattore della
Cronaca di Roma di Repubblica
Oggi, su un importante quotidiano nazionale, è uscito un interessante articolo che illustra per grandi linee il contenuto del dossier del Movimento 5 Stelle depositato all’Antimafia dal titolo, «Mafia e litorale romano: il caso Ostia». Dentro ci sono tutti: l'associazione antimafia 'Libera', l'ex-presidente del Municipio (Andrea Tassone, PD), la giornalista Federica Angeli di Repubblica, l'attuale assessore ai Trasporti del Comune di Roma (il senatore Stefano Esposito, PD) ed altri nomi.Una interessante lettura da non perdere, una verità corredata da documentazione puntuale.
Di seguito, l'intero testo:

I silenzi scomodi di «Libera» su Tassone

MAFIA CAPITALE
Ostia, l’associazione finisce nel dossier dei 5 Stelle depositato all’Antimafia «Coinvolta nella gestione di stabilimenti balneari affidata senza bando»
C’è il caso di Libera, la quale più che un’associazione antimafia è dipinta come una specie di «spa» che gestisce stabilimenti balneari a Ostia. Poi c’è l’ex presidente del Municipio, il plurindagato Andrea Tassone, che attraverso una giornalista che glorifica le sue attività, attacca le altre associazioni territoriali contro la criminalità organizzata. Infine una rete di politici, come il senatore Stefano Esposito, che invece di «preoccuparsi delle infiltrazioni e collusioni del Pd, riscontrate nelle ordinanze di Mafia Capitale», distrarrebbe «l’attenzione dei cittadini e della stessa Commissione Antimafia». Questo, a grandi linee, il contenuto della relazione «Mafia e litorale romano: il caso Ostia» messa a punto dal Movimento5Stelle e depositata all’Antimafia, presieduta da Bindi.

LIBERA
Un capitolo importante riguarda le associazione antimafia. Libera, per esempio, ha in «gestione stabilimenti balnerari (Spqr), con assegnazione per affidamento diretto senza bando pubblico». In particolare, è annotato nell'atto, «non potendo per statuto gestire stabilimenti balneari, figura nell'affidamento dei servizi della spiaggia libera ex-Amanusa assieme a Uisp solo come portatrice di eventi per divulgare mezzi e strumenti nella lotto contro le mafie». Tuttavia, ritengono i 5Stelle, «da quando ha avuto l'affidamento nulla di ciò è mai stato organizzato». Infatti, risulta che «l'ultima iniziativa di Libera risale al 2011, una fiaccolata denominata "Liberiamo Ostia dalla Mafia". Poi più nulla». A Libera, inoltre, «viene contestato il silenzio non solo sui maxi appalti e sulla gestione degli appalti pubblici, ma anche sulla non ratifica del protocollo dell'associazione antimafia DaSud da parte della giunta e soprattutto sulla poca trasparenza dell’amministrazione del X Municipio, che ha portato poi all'arresto di Tassone». In relazione a questo presunto «silenzio», i 5Stelle affermano che «tramite Uisp», Libera «è entrata nella gestione controllata della spiaggia ex-Faber Beach con l’associazione Stand-Up e nell’affidamento diretto del Terzo Cancello (associazione Yut) presso la spiaggia libera di Castelporziano. Entrambi gli affidamenti sono dell’estate 2014 ed entrambi resi possibili grazie all’intercessione di Andrea Tassone e della coppia Francesco D’Ausilio ed Emanuela Droghei, rispettivamente ex capogruppo Pd capitolino ed assessore alle politiche sociali della giunta Tassone». Infine, «nella stessa estate (2014, ndr), Libera ha preso i contributi (anche questi vietati per statuto) per l’iniziativa "Ostia Cinema Station" tenuta dentro il Teatro del Lido».

ESPOSITO E LA GIORNALISTA
La relazione approfondisce anche i presunti attacchi subiti dall'associazione nazionale «Cittadini contro le mafie e la corruzione». Ne fanno parte anche «due ex poliziotti» che hanno curato Nuova Alba, inchiesta della Procura di Roma, che ha dimostrato il radicamento mafioso su Ostia. Gli ex agenti sono Fierro e Pascale, i quali avevano già redatto le informative investigative poi insabbiate circa la presenza della mafia su Ostia 10 anni prima dell'operazione Nuova Alba. Contro Pascale, si legge, «si sono scagliati sia Esposito (Pd) che una giornalista, affermando pubblicamente e falsamente che egli sia "fortemente legato al M5S" e che il M5S abbia presentato un'interrogazione parlamentare "in suo favore"».

AVVOCATURA CAPITOLINA
Un capitolo a parte riguarda i «nomi legati a Tassone». I fari sono puntati su Rodolfo Murra, capo dell'Avvocatura Capitolina, il quale - stando ai 5Stelle - pur avendo potuto vedere i presunti affari illeciti attorno al Municipio di Ostia non avrebbe presentato denunce. Nella relazione si legge che «all'inizio del mandato di Tassone, Murra è stato direttore del Municipio X. Furono proprio Tassone e Ignazio Marino dopo i 51 arresti per mafia del luglio 2013, a volere Murra ad Ostia nel Palazzo del Governatorato, dove è rimasto dal 15 luglio fino al 15 settembre 2013. Murra ha continuato anche dopo la sua promozione (a capo dell'Avvocatura, ndr) voluta da Marino, tramite Paolo Sassi (dirigente del Comune di Roma, ndr), ad interessarsi del X Municipio, ma non si è mai accorto di nulla nonostante ci siano decine e decine di interpretazioni dell'Avvocatura per dare parere favorevole ad "iniziative" di Tassone poi finite dentro le indagini della Procura».

Ivan Cimmarusti
(link)

lunedì 21 settembre 2015

INTERVISTA AD UN DIRIGENTE DEL COMUNE DI ROMA SULL'IMMOBILISMO DELLA MACCHINA AMMISTRATIVA

E' mafia o corruzione? Perché commissariare Ostia si e Roma no? Sono i clan malavitosi ad essersi infiltrati nella pubblica amministrazione o la politica ha realizzato una nuova mafia ('mafia capitale') come sostiene la Procura di Roma? Quale sterzata sta dando il Campidoglio, decimato dagli arresti, se tutto procede esattamente come prima? Un filmato denuncia, anonimo, che svela il marcio sistema dell'attuale amministrazione capitolina, dedita a favorire un proprio rilancio di immagine a discapito dei veri problemi della città.

Un dirigente del Comune di Roma racconta la rassegnazione dei disperati e l'immobilismo della macchina amministrativa dopo 'mafia capitale'. Gli enti pubblici, che dovrebbero tutelare le categorie più deboli, preferiscono dare priorità al marketing dell'amministrazione pagata con i soldi dei cittadini.

lunedì 7 settembre 2015

OSTIA MAFIOSA? IL PASTICCIO DI GABRIELLI

Il 27 agosto 2015 il Ministro dell'Interno, Angelino Alfano, ha proposto lo scioglimento del Municipio X di Roma (Ostia) conseguentemente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso, ottenendo l'approvazione del Consiglio dei Ministri. A seguito di ciò, secondo l'articolo 2 comma 30 della legge n.94 del 15 luglio 2009, lo scioglimento, disposto con Decreto del Presidente della Repubblica, dovrà essere pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, allegando la proposta del Ministro dell'Interno e la relazione del Prefetto, salvo che il Consiglio dei Ministri disponga di mantenere la riservatezza su parti della proposta o della relazione nei casi in cui lo ritenga strettamente necessario.
In attesa della dovuta pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, è certo che lo scioglimento del Municipio X di Roma deriva dalle indagini su 'Mafia Capitale'. Infatti dopo che il 2 dicembre 2014 'Mafia Capitale' (organizzazione criminale di tipo mafioso-politico-imprenditoriale) è finita sotto l'operazione Mondo di Mezzo, il 15 dicembre 2014 il Prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, ha nominato la Commissione d’indagine incaricata dell’attività di accesso e accertamento presso il Comune di Roma Capitale, ai sensi dell’art. 143 del Testo unico degli enti locali, composta dal prefetto Marilisa Magno, dal viceprefetto Enza Caporale e da Massimiliano Bardani, dirigente di II fascia del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il 15 giugno 2015 è stata depositata la relazione con le conclusioni espresse dalla Commissione di accesso e il 7 luglio 2015 si è tenuta la seduta fiume presso Palazzo Valentini dove il Prefetto di Roma ha illustrato le conclusioni al Comitato per l'Ordine e la Sicurezza. Infine, in data 8 luglio 2015 è pervenuta ad Alfano la relazione di Gabrielli in cui si evidenziava di sciogliere il Municipio di Ostia e si segnalavano sospetti sulle attività di molti dirigenti capitolini, alcuni ancora non coinvolti dalle indagini della Procura.
Per quanto riguarda il Municipio X, il mini-sindaco Andrea Tassone (PD), è risultato essere coinvolto in prima persona negli affari con Massimo Carminati e con il suo braccio destro, Salvatore Buzzi. Non solo, ma Tassone è risultato essere circondato da personaggi come Paolo Solvi e Fabrizio Testa (che hanno fatto parte, in tempi recenti, degli organi amministrativi dello stesso municipio) nel ruolo di 'faccendieri' e mediatori rispetto alla criminalità organizzata. Proprio l'assegnazione degli appalti a favore di Carminati e Buzzi ha finito per rappresentare una esplicita violazione del principio di imparzialità che dovrebbe distinguere l'azione amministrativa. Gli elementi risultano essere concreti, unici e rilevanti. Secondo le motivazioni alla base dello scioglimento, la giunta Tassone ha avuto collegamenti diretti e/o indiretti con la criminalità organizzata e ha subito forme di condizionamento tali da compromettere la libera determinazione degli organi elettivi e il buon andamento dell'amministrazione municipale, nonché il regolare funzionamento dei servizi agli stessi affidati arrecando "grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica". Sia il Ministro dell'Interno, Angelino Alfano, sia il Prefetto di Roma, Franco Gabrielli, hanno utilizzato il loro potere discrezionale, attribuito per legge, distinguendo l'amministrazione comunale di Roma da quella municipale di Ostia con l'applicazione dell'articolo 146 comma 1 del TUEL (Testo Unico degli Enti Locali).
Il Municipio di Ostia era già stato sciolto in data 9 aprile 2015 in applicazione del regolamento del Comune di Roma a seguito delle dimissioni di Tassone, dovute, a suo dire e di tutto il PD, a forti pressioni mafiose provenienti dal territorio, considerazione confermata dallo stesso Sindaco di Roma, Ignazio Marino: "È un gesto drammatico che segnala quanto grave sia diventata la situazione e che pone la nostra amministrazione davanti a nuove responsabilità nel contrasto alle organizzazioni criminali". In realtà la Commissione d'accesso prefettizia aveva già individuato forti anomalie nell'operato di Tassone (che verrà arrestato il 4 giugno), confermate anche da Franco Gabrielli, nuovo Prefetto di Roma dal 2 aprile 2015. Quindi, per il Ministro dell'Interno e per il Prefetto Ostia, alla data del 9 Aprile, non era un ente locale a sé stante da dover commissariare per il "grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica", ma parte integrante del Comune di Roma, tanto da consentire prima al Sindaco di Roma e poi al suo delegato, Alfonso Sabella, di prendere le veci di Tassone nonché alla Giunta Comunale quelle del Consiglio municipale. Dunque nasce un interrogativo.
Se il municipio alla data del 9 aprile era già stato sciolto senza aver rilevato infiltrazioni mafiose, deve desumersi che non solo il Ministro e il Prefetto non fossero a conoscenza delle indagini della Procura di Roma (che porteranno agli arresti del 4 giugno), ma anche che la Commissione d'accesso prefettizia non avesse rilevato alcuna azione criminale condotta da Tassone, emersa invece negli ultimi due mesi post Tassone (la relazione è stata depositata il 15 giugno). Da sottolineare che l'arresto del mini sindaco del 4 giugno riporta, nella motivazione delle misure cautelari, la frase che Tassone doveva essere arrestato perché avrebbe potuto reiterare i reati essendo ancora presidente del municipio, facendo intendere che le dimissioni di Tassone sono state  'forzate' proprio per evitare subito il commissariamento del Municipio X. Se così non fosse, lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Municipio X deve tecnicamente riferirsi agli organi politici che, dalla data del 9 aprile alla data del 27 agosto, erano a capo dell'amministrazione locale, vale a dire Marino e poi Sabella (come presidenza) e l'intera Giunta Comunale (facente le veci del Consiglio municipale). Se invece la relazione di Gabrielli proverà che le infiltrazioni si riferiscono solo al periodo di governo di Tassone, bisognerà comprendere quali elementi si siano aggiunti dal 9 aprile al 27 agosto, perché sarebbe grave il fatto che si sia consentito di lasciare indisturbate per due mesi le 'infiltrazioni mafiose' quando invece la Procura aveva già chiesto gli arresti di Tassone prima del 18 marzo, data delle dimissioni di Tassone, considerato che Roma ed Ostia sono stati interpretati come due enti locali distinti ai sensi dell'articolo 146 del TUEL.
Per questo motivo, poiché sia lo scioglimento di un ente locale come il Municipio X sia la nomina della Commissione Prefettizia sono un atto definitivo per la gestione straordinaria dell'amministrazione dello stesso (disposto con decreto del Presidente della Repubblica), ci opporremo a quanto accaduto con un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.

Esiste infatti, a nostro avviso, un vizio di legittimità per:

  • incompetenza: non è competenza del Prefetto sciogliere per mafia un municipio già sciolto secondo il regolamento comunale, a meno che non si dichiari o che il primo scioglimento non era valido o che lo scioglimento riguarda il solo periodo dal 9 aprile al 27 agosto 
  • violazione di legge: esiste un contrasto tra l'atto e l'ordinamento giuridico, evidenziandosi il contrasto nella sua mancata applicazione e nella sua falsa applicazione (viene commissariato il decimo municipio rimanendo però tutti i poteri al Comune di Roma) 
  • eccesso di potere: il Prefetto ha operato una discrezionalità amministrativa considerando Ostia ente locale a sé stante rispetto al Comune di Roma

E' di oggi la conferenza stampa del M5S: RELAZIONE SULLA MAFIA NEL LITORALE ROMANO, IL CASO OSTIA

giovedì 27 agosto 2015

LA CONSORTERIA MAFIOSA DI OSTIA

Ostia viene sciolta per mafia per colpa dell'ex-presidente del Municipio, Andrea Tassone (PD), ma non si spiega: come sia stato gestito il sistema che lo ha portato ad essere candidato e poi eletto, come siano stati gestiti tutti gli appalti oltre i 2-3 emersi dalle indagini della Procura, come sia stata operata una vera e propria intimidazione verso chiunque abbia denunciato il suo operato. Semplicemente ad Ostia è tutt'ora in piedi una consorteria di militanti, simpatizzanti e politici del PD che è rimasta nell'ombra per continuare quanto intrapreso da anni sul territorio. Ricordiamo che il concorso esterno in associazione di tipo mafioso o concorso esterno in associazione mafiosa sono espressioni che indicano una forma di compartecipazione del reato di associazione di tipo mafioso, previsto e punito dall'art. 416-bis del codice penale italiano. Si realizza con l'apporto di un contributo effettivo al perseguimento degli scopi illeciti di un'associazione di tipo mafioso senza però prender parte al sodalizio mafioso.
Con chi parlava Tassone? Chi difendeva Tassone? Chi collaborava con Tassone? Non ci riferiamo a Buzzi e Carminati, ma a nomi e cognomi ben precisi, anche a Federica Angeli, giornalista di Repubblica, che dopo le dimissioni di Tassone, avvenute prima dell'arresto del 4 giugno scorso, scrisse di aver saputo tutto fin dall'inizio, ma di aver 'bluffato' per smascherarlo. Falso. Non ha mai scritto 'contro' Tassone, ma solo a favore ("la miglior amministrazione mai vista"), ingannando non solo i lettori de La Repubblica, ma scrivendo il falso, contravvenendo più volte soprattutto ai doveri imposti della Carta dei giornalisti. La Angeli solo mesi dopo scriverà che era stata raggirata da Tassone, dichiarando dunque di nuovo l'opposto. Non lo aveva dunque smascherato, ma era stata raggirata.  Falso anche questo: la Angeli ha per due anni apportato con volontà un contributo effettivo all'operato di Tassone.
Tassone è stato espressione della politica romana che ora brucia Ostia per salvare il suo potere su Roma. Ma l'inganno della fede pubblica rimane, che la consorteria mafiosa ha messo in piedi e che continua a mantenere.

p.s. - il post sulla pagina pubblica di Federica Angeli è stato scritto il 24 marzo 2015 alle 10:39 (linkato anche a twitter) e poi è stato rimosso dalla stessa Angeli. Oltre dallo screenshot ne rimane evidenza nell'articolo di RomaToday.

lunedì 17 agosto 2015

OSTIA, QUALE VERITA' SULLA TRATTATIVA TRA STATO E MAFIA?

Il 6 Aprile 2013 Federica Angeli scriveva un articolo su La Repubblica.it dal titolo: Mobbing al poliziotto antidroga “Un milione di risarcimento”. Nell'articolo la Angeli afferma che all'ex-poliziotto della Polaria, P.F., “quei soldi, oltre 20mila euro, gli spettavano e che lui non aveva truffato nessuno”. Addirittura “nell'agosto del 2008 dall'ufficio contabile della questura di Roma gli arrivò la lettera che ammetteva la regolarità di quei pagamenti” ma che “ormai era troppo tardi”. “Da quelle accuse infamanti l’assistente capo P.F. è stato assolto”. “A stabilirlo” prosegue la Angeli, “una sentenza che il GIP Oreste Villoni della procura di Roma firmò nel 2008”.  La Angeli nientemeno riporta il virgolettato della sentenza «Va rigorosamente ricordato che da tutte le accuse nel tempo rivolte loro (all'agente della Polaria e alla sua squadra, ndr), sono stati prosciolti […]».
Ci domandiamo dunque se la giornalista Federica Angeli scrisse il pezzo nel 2013 senza alcuna prova, se ha visto il documento contabile della Questura di Roma che ammetteva la regolarità dei pagamenti, se ha visto la sentenza del GIP Oreste Villoni di cui riporta il virgolettato.
Se le risposte alle domande sono negative e scrisse il pezzo  nel 2013 sulla base solo della parola di P.F., ci domandiamo se la giornalista Federica Angeli ha denunciato alle autorità competenti la trattativa tra il Ministero degli Interni e un ex poliziotto della Polaria, P.F. (che sulla pagina della giornalista Federica Angeli, viene identificato come Piero Fierro), una trattativa definita dalla giornalista “un tacito accordo” col fine di mandare in pensione un poliziotto che avrebbe disonorato con i suoi comportamenti il corpo della Polizia di Stato, un poliziotto che "con i mafiosi ci andava a braccetto", così come ha denunciato lei stessa sulla sua pagina facebook, il giorno 11 agosto 2015.

mercoledì 12 agosto 2015

OSTIA: TRATTATIVA TRA IL MINISTERO DEGLI INTERNI E UN POLIZIOTTO INFEDELE?

Secondo quanto si apprende dalla pagina facebook della giornalista de La Repubblica, Federica Angeli, ci sarebbe stata una trattativa tra il Ministero degli Interni e un ex poliziotto della Polaria, P.F., una trattativa definita dalla giornalista “un tacito accordo” col fine di mandare in pensione un poliziotto che avrebbe disonorato con i suoi comportamenti il corpo della Polizia di Stato. Si apprende infatti, sempre dalla pagina facebook di Federica Angeli che “un esposto anonimo all'ufficio in cui lavorava, segnalò che il tipo aveva preso 40mila euro di missioni e straordinari. Ovvero per andare a indagare da Fiumicino a Ostia (12 chilometri) si faceva pagare essendo due comuni diversi come se andasse a Milano. L'amministrazione allora riscontrò questa anomalia e dalla giudiziaria lo spostò in un altro ufficio. Lui si buttò malato, presentando certificati su certificati e alla fine con un tacito accordo tra lui e la polizia di stato venne mandato in pensione”.
Sempre secondo Federica Angeli, P.F. sarebbe stato un poliziotto che "con i mafiosi ci andava a braccetto". Tale affermazione della giornalista sarebbe motivata dal fatto che, sempre secondo Federica Angeli, "questo stesso ex poliziotto ha preso per almeno tre stagioni consecutive una pizzeria in gestione dentro lo stabilimento dei Fasciani, (il Village)" pagando dunque l'affitto del locale a uno dei clan che è stato poi condannato in primo grado per 416 bis. C'è da aggiungere che anche Federica Angeli ha avuto per anni con la sua famiglia una cabina al mare presso il Village ma, sempre secondo Federica Angeli questa era "cosa di cui sapevano nell'ordine: Procura, Squadra Mobile, Nucleo Investigativo dei Carabinieri di via in Selci e Gico, oltre a Repubblica, tutto nei loro rapporti messo nero su bianco". Non è chiaro perché Federica Angeli abbia scelto il Village come stabilimento, ma ciò che stupisce è che, dalla Procura ai Carabinieri, tutti fossero interessati a sapere dove trascorreva le vacanze al mare Federica Angeli. Inoltre, dal racconto della giornalista, si evince che tutti, dalla Procura ai Carabinieri, sapessero che i Fasciani erano mafiosi, tanto da essere così attenti di inserire nelle loro informative (?), "nero su bianco", che una giornalista prendeva il sole sulla spiaggia del Village. Peccato che Federica Angeli quando aveva la cabina al mare (che pagava ai Fasciani) era una semplice giornalista senza scorta, non c'erano stati gli arresti di Nuova Alba che hanno portato alla condanna dei Fasciani anche se tutti sapevano chi fossero i Fasciani. Dunque, Federica Angeli non era una infiltrata ed era ben consapevole delle sue scelte .
Invieremo dunque un esposto al Questore di Roma, al Ministro degli Interni, Angelino Alfano, nonché alla Procura, alla Squadra Mobile, al Nucleo Investigativo dei Carabinieri di via in Selci e al GICO della Gdf, chiedendo di chiarire la veridicità di tali affermazioni, perché sarebbe cosa assai grave che ci sia stata realmente una trattativa tra lo Stato e un poliziotto che "con i mafiosi ci andava a braccetto", con tanto di spesa di denaro pubblico (cioè dei cittadini). Insomma, una vera e propria trattativa Stato-Mafia che deve essere chiarita portando Federica Angeli a dimostrare quanto sostenuto.

lunedì 10 agosto 2015

OSTIA: MAFIA CAPITALE E LE BUGIE DI REPUBBLICA

"È un fatto che ci troviamo di fronte ad anni di denunce sottovalutate: dei cittadini, delle forze dell’ordine, perfino quelle emerse dalle ripetute inchieste della magistratura" (Corriere della Sera, 8 agosto 2015).
Ritorna un po’ di verità, verità su mafia capitale, sul malaffare di Ostia, che non è quella che racconta Repubblica tramite la sua giornalista Federica Angeli, frequentatrice dei Fasciani (clan mafioso di Ostia) e premiata da Andrea Tassone (PD, ex-presidente del Municipio X arrestato il 4 giugno 2015 per mafia capitale). Non è neppure quella del senatore Stefano Esposito, mandato a Ostia a coprire le malefatte del PD locale, lui, uomo di Moncalieri (To), feudo piemontese della 'ndrangheta. Antonio Turri risponde alle accuse di Federica Angeli e Stefano Esposito.